Allarme superbatteri, una pandemia in corso
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Redazione Salute
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La resistenza agli antibiotici, fenomeno che vede alcuni batteri sviluppare una resistenza tale da rendere inefficaci le cure attualmente disponibili, rappresenta una delle emergenze sanitarie più gravi del nostro tempo. In Europa, questa problematica causa circa 35mila decessi all'anno, con migliaia di morti anche in Italia. Durante la prima giornata del G7 Salute ad Ancona, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha annunciato che nella prossima legge di Bilancio saranno stanziati fondi specifici per contrastare questo fenomeno e promuovere la produzione di nuovi antibiotici.
I superbatteri, resistenti agli antibiotici attualmente in uso, rappresentano una minaccia crescente per i paesi del G7, che stanno studiando piani per sviluppare politiche di contrasto, aumentare la consapevolezza della popolazione e degli operatori sanitari, e creare piattaforme per nuovi antibiotici. Secondo una stima dell'OCSE, tra il 2015 e il 2050, se le attuali tendenze non cambieranno, il trattamento delle infezioni resistenti comporterà, nei paesi del G7, una spesa straordinaria di circa 7 milioni di giorni di degenza ospedaliera in più ogni anno. L'Italia, in particolare, contribuirà a questo calcolo con circa 1,3 milioni di giorni di degenza ospedaliera in più ogni anno.
Un recente studio del Global Research on Antimicrobial Resistance (GRAM) Project, pubblicato su Lancet, ha calcolato che più di 39 milioni di persone in tutto il mondo potrebbero morire a causa di infezioni resistenti agli antibiotici nei prossimi 25 anni. Tuttavia, un nuovo rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rileva che i vaccini contro 24 patogeni potrebbero ridurre il numero di antibiotici necessari del 22%, ovvero 2,5 miliardi di dosi giornaliere definite a livello globale ogni anno, supportando così gli sforzi mondiali per affrontare l'antibiotico resistenza.
La situazione è allarmante, ma non priva di speranza. La ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici, insieme a una maggiore consapevolezza e a politiche sanitarie mirate, possono contribuire a contrastare questa emergenza globale.




