Superbatteri, in Ue una crisi sanitaria da 35mila morti l'anno
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Redazione Salute
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La guerra dichiarata dall'Unione europea alla resistenza antimicrobica, una minaccia che rischia di azzerare decenni di progressi in campo medico, vede per il momento i superbatteri avere la meglio. A tracciare un bilancio, che non può definirsi altro che amaro, è il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il quale, in occasione della Giornata europea degli antibiotici, ha diffuso stime allarmanti: i batteri resistenti alle terapie causano nell'Ue e nello Spazio economico europeo un tributo di oltre trentacinquemila decessi annui. Un'emergenza, questa, che continua ad aggravarsi in tutti i Paesi coinvolti, trasformando infezioni un tempo banali in patologie potenzialmente letali e mettendo a repentaglio la tenuta stessa dei sistemi sanitari.
Una pandemia silente che va oltre gli ospedali
Definita dagli esperti una "pandemia silente", l'antibiotico-resistenza costituisce un fenomeno di portata globale, il cui epicentro non è confinato alle sole strutture ospedaliere ma si estende all'ambiente e all'intera società. L'abuso, spesso indiscriminato, di questi farmaci fondamentali ha infatti favorito, nel corso del tempo, la selezione di ceppi batterici capaci di opporsi alle cure convenzionali. Proprio per discutere di un utilizzo più consapevole degli antibiotici, l'Università degli Studi dell'Insubria ha organizzato un convegno a Varese, inserito nel contesto della Settimana mondiale per la consapevolezza sull'uso di questi medicinali promossa dall'Organizzazione mondiale della Sanità; durante l'evento, sono stati presentati studi che pongono sotto osservazione anche gli ecosistemi acquatici, come laghi e acque reflue, considerati veri e propri serbatoi di geni resistenti.
Il rischio di un ritorno al passato per la medicina
La situazione attuale, che l'Oms non esita a classificare tra le emergenze sanitarie più gravi, rischia di riportare indietro le lancette della medicina di diversi decenni. Procedure ormai consolidate, che spaziano dalla chirurgia ai trapianti, fino alle terapie oncologiche, potrebbero vedere compromessa la loro stessa sicurezza, poiché l'inefficacia degli antibiotici renderebbe estremamente pericolose le infezioni secondarie. L'uso massiccio di questi farmaci, d'altronde, ha rimodolato in maniera profonda il patrimonio genetico dei batteri, al punto che, secondo le analisi dell'Organizzazione mondiale della sanità, un'infezione su sei risulta ormai resistente ai trattamenti standard.
La risposta tra nuovi farmaci e ricerca
Di fronte a uno scenario così complesso, la risposta non può che articolarsi su più fronti. Accanto all'imperativo di un impiego più responsabile e mirato degli antibiotici esistenti, si colloca la necessità di rinnovare l'arsenale terapeutico a disposizione. Se da un lato è stato reso disponibile un nuovo farmaco per il trattamento di infezioni gravi, dall'altro persiste, come sottolineato durante la campagna "Agire Ora: Proteggere il Nostro Presente, Assicurare il Nostro Futuro", una preoccupante carenza di innovazione nel campo della ricerca farmacologica, un settore che richiederebbe investimenti e sforzi coordinati a livello internazionale per tenere testa a un'avversario in continua evoluzione.




