Scontri al confine tra Thailandia e Cambogia: 14 morti e oltre 138 mila sfollati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione lungo il confine conteso tra Thailandia e Cambogia non accenna a placarsi, mentre proseguono gli scontri armati che hanno già causato almeno 14 vittime e costretto all’evacuazione più di 138 mila civili. Le operazioni militari, iniziate giovedì 24 luglio, si sono intensificate nelle ultime ore, con Bangkok che ha lanciato l’allarme sul possibile rischio di un’escalation. «Se la situazione dovesse degenerare», ha dichiarato il primo ministro thailandese Phumtham Wechayachai, «potrebbe sfociare in una guerra», anche se, per ora, gli incidenti restano circoscritti.

A Oddar Meanchey, provincia cambogiana al confine, migliaia di residenti hanno abbandonato le abitazioni sotto il fuoco incrociato. «Hanno ricominciato a sparare, siamo spaventati», ha raccontato all’Afp Pro Bak, uno degli sfollati. Sul versante thailandese, le autorità hanno confermato la morte di un altro civile e il ferimento di cinque militari, portando il bilancio totale a 15 vittime tra i thai e un morto tra i cambogiani. Kuala Lumpur, intanto, ha offerto la propria mediazione per un cessate il fuoco, ma le ostilità continuano a estendersi: da sei località coinvolte inizialmente, gli scontri si sono allargati a dodici.

Le evacuazioni, organizzate in fretta e furia, hanno riguardato interi villaggi, trasformati in zone fantasma. Mentre i due eserciti si accusano reciprocamente di aver violato la sovranità territoriale, la popolazione cerca rifugio lontano dalla linea del fronte, dove il rumore degli spari e l’incertezza rendono impossibile qualsiasi ritorno alla normalità. Le autorità sanitarie thailandesi, da parte loro, lavorano a pieno ritmo per assistere i feriti, mentre il ministero della Difesa di Phnom Penh mantiene un riserbo quasi totale sulle proprie operazioni.

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