Rissa al campo sportivo Paradiso di Collegno: due genitori esclusi dagli stadi
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Redazione Sport
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A distanza di quattro mesi dalla partita di calcio che degenerò in una colluttazione, la questura di Torino ha emesso due Daspo sportivi, i provvedimenti che vietano l’accesso agli impianti, nei confronti di altrettanti padri coinvolti negli scontri. L’episodio, che suscitò all’epoca un vasto clamore, risale alla sera del 31 agosto scorso e si consumò sul terreno di gioco del complesso “Paradiso” di Collegno, teatro di una gara valevole per il torneo “Superoscar” tra le formazioni under 14 del Carmagnola Queencar e del Volpiano Pianese. Fu in quell’occasione che una disputa tra giovani calciatori, come accertato dal filmato realizzato dagli spalti, finì per travolgere anche gli adulti, alcuni dei quali intervennero in modo violento, dimenticando qualsiasi regola di comportamento, non solo sportiva.
La dinamica degli eventi e le responsabilità
La sequenza video, divenuta poi elemento centrale per le indagini, mostra con evidenza il momento in cui la tensione sfocia in aggressioni fisiche. Si assiste, in particolare, all’irruzione di uno dei due genitori sanzionati, il quale, varcata la linea di confine che separa gli spalti dal terreno di gioco, colpisce il portiere tredicenne della squadra avversaria. Un gesto che, al di là della gravità intrinseca, segna il tracollo di quel patto di correttezza che dovrebbe essere alla base di ogni manifestazione sportiva, specie quando vi partecipano ragazzi in età adolescenziale. La reazione a catena che ne segue coinvolge altri presenti, trasformando il campo in un ring improvvisato, mentre i giovani atleti assistono attoniti a una scenata che nulla ha a che vedere con lo spirito agonistico.
Il percorso investigativo e il provvedimento del questore
Le indagini condotte dagli agenti, che hanno analizzato ogni frammento della documentazione disponibile e ascoltato i testimoni, hanno permesso di ricostruire con precisione le singole responsabilità. L’iter, che ha richiesto diversi mesi di lavoro, ha condotto alla decisione del questore di applicare lo strumento del Daspo, previsto per prevenire e reprimere gli episodi di violenza legati alle manifestazioni sportive. I due uomini, dunque, non dovranno rispondere soltanto davanti alla giustizia sportiva – la quale aveva già avviato un proprio procedimento – ma subiranno una sanzione amministrativa che li allontanerà dagli stadi: uno di loro non potrà accedere a nessun impianto per assistere a partite di calcio per un anno, mentre il secondo, ritenuto responsabile dell’aggressione più grave, dovrà osservare lo stesso divieto per un biennio. Una misura che, pur non essendo penale, intende segnare un confine netto, rimarcando l’inaccettabilità di certi comportamenti.
Il contesto e le implicazioni di un fenomeno ricorrente
Quello di Collegno non è, purtroppo, un caso isolato nel panorama dello sport giovanile italiano, dove troppo spesso gli eccessi verbali e fisici dei genitori in tribuna finiscono per oscurare il significato educativo dell’attività. La partita, che doveva essere un momento di crescita e confronto leale per i ragazzi impegnati in campo, si è invece trasformata in un pretesto per regolare conti personali, con adulti che hanno dato il peggior esempio possibile. L’intervento delle forze dell’ordine, culminato con i Daspo, rappresenta un tentativo di arginare un fenomeno che rischia di minare alle fondamenta lo sport di base, allontanando i giovani da discipline diventate teatro di vergognose esibizioni. Resta il fatto che episodi del genere, al di là delle sanzioni, lasciano un segno profondo in coloro che, da semplici spettatori o protagonisti del gioco, si ritrovano loro malgrado coinvolti in dinamiche di una violenza ingiustificabile.




