Borse europee in leggero rialzo, tutte le attese sono per i conti Nvidia e l’inflazione Usa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Apertura all’insegna della prudenza per i listini dell’Eurozona, che intraprendono la seduta odierna in cauto rialzo sostenuti dal nuovo ripiegamento dei prezzi del greggio. Sui mercati prevale una moderata fiducia: gli operatori scommettono infatti che i nuovi provvedimenti sanzionatori statunitensi contro l’Iran possano disinnescare il rischio di un’escalation militare nel Medio Oriente e, al contempo, favorire una graduale normalizzazione dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz.

Si tratta di una condizione che contribuisce a mantenere sotto controllo le tensioni inflazionistiche, soprattutto in un’Europa ancora fortemente dipendente dalle importazioni di materie prime energetiche, e che offre un minimo di respiro alle borse del Vecchio Continente, da tempo esposte alle turbolenze geopolitiche e alle incertezze sulla crescita economica globale.

In questo scenario, Piazza Affari segna un progresso dello 0,2%, attestandosi su livelli che confermano la sostanziale tenuta del nostro indice, mentre le altre piazze finanziarie europee mostrano andamenti contrastanti, con Francoforte che viaggia poco sopra la parità e Parigi che invece arretra lievemente, complice la cautela che caratterizza l’avvio di una settimana ricca di appuntamenti macroeconomici e di bilancio.

L’attesa per la trimestrale di Nvidia e il peso sull’intero settore tecnologico

Il vero fulcro dell’attenzione, e non potrebbe essere altrimenti, è rappresentato dalla pubblicazione dei conti trimestrali di Nvidia, in programma per la serata di oggi, 26 agosto, e destinati a segnare il passo delle contrattazioni sui mercati azionari mondiali.

Il colosso californiano dei chip e delle soluzioni per l’intelligenza artificiale, che nel corso degli ultimi due anni ha vissuto una crescita esponenziale diventando uno dei titoli più seguiti e capitalizzati a Wall Street, si trova ora a dover soddisfare aspettative estremamente elevate da parte degli investitori, i quali guardano ai suoi dati come a un termometro fondamentale per valutare la tenuta dell’intero comparto tecnologico.

Non si tratta soltanto di un giudizio sulla performance aziendale in sé, ma di un indicatore più ampio: le prospettive di Nvidia, leader indiscusso nella produzione di unità di elaborazione grafica (GPU) per data center e applicazioni di machine learning, vengono percepite come un barometro della domanda globale di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, un settore che finora ha trainato con slancio l’andamento dei principali indici azionari, dagli Stati Uniti all’Asia fino all’Europa.

Qualsiasi segnale di rallentamento, o anche soltanto una revisione al ribasso delle previsioni sui ricavi futuri, potrebbe innescare un’ondata di vendite sui titoli tecnologici, mentre una conferma della solidità del business avrebbe l’effetto opposto, fornendo nuovo ossigeno a un mercato che, nelle ultime settimane, ha mostrato segni di fatica e di assestamento dopo le impennate record dei mesi precedenti.

Inflazione Pce americana e Jackson Hole, i prossimi appuntamenti per la Fed

Ma non è solo il dado di Nvidia a tenere banco; gli investitori tengono infatti gli occhi puntati anche sui dati macroeconomici in arrivo dagli Stati Uniti, a cominciare dall’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (Pce), considerato il misuratore preferito dalla Federal Reserve per valutare l’andamento dell’inflazione, la cui pubblicazione è attesa nel corso della giornata.

Questo indicatore, insieme al dato sul prodotto interno lordo americano, fornirà elementi cruciali per orientare le aspettative sul futuro della politica monetaria della banca centrale statunitense, in un momento in cui il dibattito tra i policymaker è ancora aperto sulla necessità di mantenere i tassi di interesse a livelli restrittivi oppure di iniziare a valutare un primo taglio.

A complicare ulteriormente il quadro, si inserisce poi il simposio di Jackson Hole, l’appuntamento annuale dei banchieri centrali che prenderà il via domani, giovedì 27 agosto, per concludersi sabato 29: un evento tradizionalmente seguito con grande attenzione dagli operatori finanziari, poiché spesso in quella sede vengono anticipate le linee guida della politica monetaria per i mesi a venire.

Venerdì, in particolare, è atteso l’intervento del numero uno della Federal Reserve, Kevin Warsh, il cui discorso sarà scandagliato alla ricerca di ogni minima sfumatura riguardo alle prospettive dell’economia americana e alle prossime mosse della banca centrale, in un contesto di inflazione che, pur mostrando segnali di moderazione, rimane ancora al di sopra dell’obiettivo del 2% fissato da tempo.

Il crollo del gas e il petrolio in calo, fattori che sostengono i listini

A completare il quadro, e a offrire un sostegno non trascurabile alle borse europee nella seduta di oggi, contribuisce il netto calo dei prezzi del gas naturale, che prosegue nella sua fase discendente dopo le impennate registrate nei mesi scorsi, e il contemporaneo arretramento del petrolio, sceso sotto la soglia degli 80 dollari al barile per i futures sul Brent del Mare del Nord.

Si tratta di un movimento che riflette non solo le aspettative relative a un possibile allentamento delle tensioni in Medio Oriente, dove le recenti sanzioni americane contro l’Iran hanno paradossalmente ridotto il timore di un conflitto armato diretto, ma anche una domanda globale che, in questa fase, appare meno vivace del previsto, soprattutto alla luce dei dati sulla crescita economica cinese, inferiori alle attese.

Per le aziende europee, grandi consumatrici di energia, questa combinazione di fattori si traduce in un abbattimento dei costi di produzione e in un margine di manovra maggiore sui prezzi finali, con effetti positivi che potrebbero riflettersi sui bilanci dei prossimi trimestri.

Inoltre, il minor costo delle materie prime energetiche contribuisce ad alleviare le pressioni sui bilanci delle famiglie, sostenendo i consumi interni e, di riflesso, l’intero tessuto economico del continente, in un momento in cui la ripresa appare ancora fragile e disomogenea tra i vari paesi membri dell’Unione Europea.

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