Nvidia supera le previsioni ma le borse temono la frenata cinese

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante Nvidia abbia nuovamente conseguito, nel secondo trimestre fiscale del 2025, performance finanziarie solide – con ricavi che hanno toccato i 46,7 miliardi di dollari, superando le attese degli analisti, e utili adjusted per azione arrivati a 1,05 dollari –, l’euforia degli investitori si è dimostrata notevolmente contenuta. I dati, seppur positivi, non sono bastati a scongiurare un immediato calo del titolo nelle contrattazioni fuori orario, segnale di un mercato ormai abituato a numeri stellari e preoccupato da due fattori specifici: le persistenti incognite legate alla domanda cinese e la reale sostenibilità a lungo termine della corsa all’acquisto di GPU per l’intelligenza artificiale.

La guida fornita dalla società per il trimestre in corso, che prevede ricavi intorno ai 54 miliardi di dollari, ha sì superato le stime di Wall Street – ferme a 53 miliardi –, ma non è riuscita a dissipare del tutto i dubbi. L’ombra più grande, infatti, proviene dalle complicate dinamiche commerciali con la Cina, dove le restrizioni all’export imposte da Washington hanno costretto Nvidia a vendere chip dalle prestazioni inferiori, come gli H20, il cui successo è tutto da verificare in un mercato cruciale e ipercompetitivo.

Proprio queste tensioni geopolitiche, che si intrecciano inevitabilmente con le strategie industriali, rappresentano il principale freno all’ottimismo sfrenato. Gli investitori, dopo aver spinto il titolo a livelli record, sembrano ora volersi cautelare da un’eventuale stagnazione della domanda, chiedendosi per quanto tempo i colossi tecnologici continueranno a investire massicciamente in hardware così costoso. Qualcuno, osservando i movimenti di Borsa, comincia a pensare che il titolo sia diventato più sensibile agli umori generali del listino che non alle sue stesse, pur eccellenti, notizie societarie.

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