Lumache killer in Australia: il parassita che minaccia cani e uomo
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Redazione Esteri
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In Australia orientale, tra Sydney e Brisbane, si sta diffondendo un pericolo invisibile ma letale: il rat lungworm (Angiostrongylus cantonensis), un parassita noto come "verme polmonare del ratto" e ribattezzato "lumaca killer" per il ruolo che questi molluschi svolgono nella sua trasmissione. Sebbene il ciclo vitale del nematode coinvolga principalmente ratti e lumache – le quali diventano vettori dopo aver ingerito larve espulse dai roditori – la minaccia si è ora estesa ai cani domestici, con casi in aumento nelle zone colpite da piogge intense. E gli esperti avvertono: l’uomo, pur essendo un ospite accidentale, non è immune.
La ricerca dell’Università di Sydney ha documentato un incremento preoccupante di infezioni canine, spesso fatali, legate all’ingestione di lumache contaminate. I sintomi, che includono disturbi neurologici, debolezza muscolare e, nei casi più gravi, la morte, hanno spinto le autorità a raccomandare misure drastiche: lavare accuratamente frutta e verdura, impedire agli animali di cibarsi di molluschi e indossare guanti durante il giardinaggio. Il parassita, infatti, può penetrare nell’organismo umano non solo per via alimentare ma anche attraverso il contatto con mucose o ferite, sebbene i casi restino rari.
La preoccupazione, però, va oltre i confini australiani. Con l’aumento delle temperature globali e la proliferazione di specie invasive, il rat lungworm potrebbe trovare habitat favorevoli anche in Europa, Italia compresa. Già nel 2018, un focolaio in Hawaii aveva dimostrato come il parassita possa adattarsi a nuovi ecosistemi, sfruttando lumache autoctone. Sebbene non vi siano ancora evidenze di una diffusione nel Mediterraneo, la combinazione di cambiamenti climatici e scambi commerciali – che facilitano l’introduzione accidentale di vettori – rende il rischio concreto.
Intanto, le cronache locali riportano storie di cani colpiti in modo fulmineo, con proprietari che denunciano la mancanza di terapie efficaci. Le larve, una volta ingerite, migrano verso il sistema nervoso centrale, dove provocano danni irreversibili. Per gli esseri umani, il quadro clinico varia dalla meningite eosinofila a complicazioni più severe, soprattutto in soggetti immunodepressi. L’assenza di un farmaco specifico – il trattamento si limita a gestire i sintomi – amplifica l’allarme tra gli epidemiologi.




