Londra, ambulanze ebraiche incendiate: i mezzi prestati dal servizio pubblico, l’ombra dell’Iran sulle azioni dimostrative in Europa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il London Ambulance Service, in un gesto che sottolinea la tensione crescente nei quartieri della capitale britannica, ha concesso in prestito alcuni mezzi di soccorso all’associazione ebraica Hatzola. Una decisione, questa, resa necessaria dal rogo che nelle prime ore di lunedì ha distrutto quattro ambulanze dell’ente di volontariato, parcheggiate proprio davanti a una sinagoga nel quartiere di Golders Green, area londinese che ospita la più numerosa concentrazione di ebrei osservanti della città. Shloimie Richman, presidente di Hatzola, ha confermato che i veicoli ricevuti in comodato d’uso serviranno a rimpiazzare temporaneamente quelli distrutti, nell’attesa che si faccia piena luce sull’accaduto. Scotland Yard, dal canto suo, ha già fermato due uomini nell’ambito delle indagini per il sospetto raid antisemita, un’azione criminale che ha scosso profondamente la comunità locale senza che, per il momento, siano stati resi noti i profili degli indagati né i dettagli dell’accusa formulata nei loro confronti.

Una scia di incendi e ordigni rudimentali tra Belgio, Olanda e Gran Bretagna

Non si tratta, però, di un episodio isolato. Le autorità europee stanno ricomponendo il mosaico di una serie di attacchi che da inizio marzo si susseguono con cadenza quasi cadenzata, accomunati da un modus operandi che alterna incendi, piccole esplosioni e danneggiamenti. Tutto è cominciato il 9 marzo con il primo attacco in Belgio, per poi propagarsi in Olanda e, da ultimo, in Gran Bretagna, dove il bersaglio è diventato il deposito delle ambulanze di Hatzola. A firmare queste azioni, attraverso video e comunicati diffusi in rete, è stato un gruppo sconosciuto chiamato Harakat Ashab al Yamin al Islamya, un nome che finora non figurava negli elenchi delle organizzazioni terroristiche monitorate dai servizi di intelligence. La scelta dei bersagli – sinagoghe, scuole ebraiche, una banca e appunto un deposito di mezzi di soccorso – lascia intendere una matrice chiara, sebbene la paternità degli attentati resti avvolta nel dubbio.

Il plauso di Teheran e il reticolo di reclutamenti online

A complicare ulteriormente il quadro investigativo concorrono le ripercussioni geopolitiche legate al conflitto in Medio Oriente. Fonti della sicurezza hanno rivelato che gli inquirenti stanno esaminando con attenzione il possibile ruolo dell’Iran dietro queste azioni dimostrative, coordinate in diversi Paesi del continente. Esisterebbero indizi, secondo quanto filtrato dagli ambienti della controspionaggio, che operatori legati a Teheran abbiano reclutato individui attraverso internet, utilizzando canali digitali per istruirli e indirizzarli verso obiettivi riconducibili al mondo ebraico o a Israele. Non a caso, da Teheran sono arrivati segnali di apprezzamento per queste azioni: un plauso che, pur non costituendo una rivendicazione ufficiale, ha alimentato i sospetti circa una regia occulta capace di orchestrare quella che gli investigatori definiscono come una forma di “terrorismo fai-da-te”.

L’indagine sulle ambulanze di Golders Green e le sfide della sicurezza

Tornando al caso specifico di Londra, i due fermi operati dalla polizia britannica rappresentano il primo risultato tangibile di un’inchiesta che si muove su un doppio binario: da un lato l’analisi dei frammenti materiali lasciati dall’incendio, dall’altro il monitoraggio delle rivendicazioni online, dove il modus operandi ripetitivo – una costante delle azioni dimostrative emerse in Europa – serve a estendere la portata propagandistica del messaggio. La decisione del London Ambulance Service di fornire mezzi sostitutivi a Hatzola ha una valenza pratica immediata, garantendo la continuità del servizio di soccorso volontario in un momento in cui il clima di paura rischia di paralizzare le attività quotidiane. Gli inquirenti, intanto, continuano a scandagliare i legami tra gli incendi di Golders Green, gli episodi registrati nei Paesi Bassi e in Belgio e quella rete segreta di contatti che, con ogni probabilità, attraversa i confini europei sfruttando le crepe lasciate aperte dal conflitto in corso in Medio Oriente.

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