Londra, incendiate le ambulanze dell’associazione ebraica Hatzola: la polizia indaga per crimine d’odio
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Redazione Esteri
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Erano circa le due di notte, tra il 22 e il 23 marzo, quando nel quartiere londinese di Golders Green – un’area a forte densità abitativa ebraica – quattro ambulanze parcheggiate accanto a una sinagoga sono state avvolte dalle fiamme. I mezzi, che appartengono all’organizzazione no-profit Hatzola, un servizio di emergenza medica gestito da volontari, sono stati presi di mira da tre individui incappucciati. Un video, diffuso sui social network e apparentemente estratto da una telecamera di sorveglianza, mostra il gruppetto introdursi nell’area di sosta, cospargere i veicoli con un accelerante e appiccare il fuoco prima di darsi alla fuga. L’esplosione conseguente, che ha coinvolto le bombole di ossigeno presenti a bordo, è stata talmente violenta da frantumare le finestre di un edificio vicino, costringendo le autorità a evacuare le abitazioni adiacenti per ragioni di sicurezza.
L’intervento dei vigili e l’inchiesta dell’antiterrorismo
Sul posto sono intervenuti quaranta vigili del fuoco con sei autopompe; ci sono volute circa un’ora e mezza per domare completamente il rogo. Non si registrano feriti, ma i danni sono ingenti: quattro ambulanze sono state distrutte. La Metropolitan Police ha immediatamente classificato l’accaduto come un crimine d’odio a sfondo antisemita, affidando le indagini alla divisione antiterrorismo. Sebbene non siano ancora stati effettuati arresti, gli inquirenti stanno vagliando la pista di una rivendicazione apparsa online, firmata da un gruppo filo-sciita che, stando a quanto si apprende, avrebbe già rivendicato azioni simili in altre città europee nelle ultime settimane. La priorità per gli investigatori, in questo momento, è verificare l’autenticità di questa attribuzione, incrociando i dati con le immagini delle telecamere di sorveglianza e le tracce raccolte sulla scena del crimine.
La condanna unanime del governo e delle istituzioni religiose
La reazione politica non si è fatta attendere. Il primo ministro Keir Starmer, che ha definito l’episodio “un attacco antisemita profondamente sconvolgente”, ha voluto sottolineare come un gesto del genere rappresenti un attacco all’intera società, ribadendo che l’antisemitismo non può trovare spazio nel Regno Unito. Sul posto si è recato il ministro della Salute Wes Streeting, il quale non solo ha bollato i fatti come “disgustosi”, ma ha anche annunciato che il governo provvederà a rimpiazzare i mezzi distrutti attingendo a fondi pubblici, garantendo così la continuità del servizio di soccorso. A questi si sono aggiunte le voci del rabbino capo del Regno Unito, sir Ephraim Mirvis, e di Sarah Mullally, arcivescovo di Canterbury, a testimonianza di una condanna che ha attraversato trasversalmente tutte le principali forze politiche e le istituzioni religiose del Paese.
Un parallelo con gli attacchi recenti in Europa
L’associazione Hatzola, che opera come servizio di emergenza sanitaria complementare, si trova ora a fare i conti con una perdita significativa in termini di mezzi operativi. Mark Gardner, amministratore delegato del Community Security Trust – l’ente che fornisce consulenza per la sicurezza alle circa 290mila persone di fede ebraica stimate in Gran Bretagna – ha evidenziato come l’incendio di Golders Green presenti un inquietante parallelismo con gli attacchi incendiari anti-ebraici verificatisi recentemente in altre città europee, citando esplicitamente gli episodi avvenuti a Liegi, Rotterdam e Amsterdam. La dinamica dei fatti, la scelta del bersaglio (un servizio di emergenza) e la rivendicazione che circola in rete sembrano delineare, agli occhi degli inquirenti, un quadro che va oltre l’atto vandalico isolato, inserendosi in una possibile escalation di tensione osservata sul continente.




