Giorgia Soleri e la “pancia da endometriosi”: “Non sono incinta, sono malata”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Giorgia Soleri, che da anni ha trasformato il proprio vissuto in un attivismo costante sulle cosiddette malattie invisibili – dalla vulvodinia all’endometriosi –, ha scelto il mese dedicato alla consapevolezza su quest’ultima patologia per rispondere, ancora una volta, a una domanda che riceve “da anni, online e offline”. La domanda, riportata in sovrimpressione a un video che la ritrae, è quella che molte donne con determinate conformazioni fisiche si sentono rivolgere: “Sei incinta?”. La risposta, secca e priva di mezzi termini, è stata “No. Sono malata”, un’affermazione che non lascia spazio a equivoci e che ha immediatamente riacceso l’attenzione su ciò che, per chi soffre di endometriosi, si chiama endobelly.

Con una semplicità che è solo apparente, l’influencer e scrittrice milanese ha spiegato che il gonfiore addominale che mostra nel video – e che spesso viene interpretato come un segno di gravidanza – è in realtà una manifestazione fisica della sua condizione cronica. Si tratta, come ha chiarito, di un sintomo tra i tanti, definito letteralmente “pancia da endometriosi”, che si verifica quando l’infiammazione causata dalla presenza di tessuto endometriale al di fuori dell’utero provoca un accumulo di gas e liquidi tale da rendere l’addome teso e doloroso, al punto da farlo assomigliare a quello di una donna in attesa. Una condizione, questa, che Soleri ha definito “subdola”, non solo per il dolore che procura ma anche per la necessità di giustificare continuamente i cambiamenti del proprio, su cui, a causa delle terapie, ha un “margine di manovra minimo”.

Il peso dello sguardo e la diagnosi negata

Il messaggio lanciato da Soleri va oltre il singolo episodio di presunta curiosità social, toccando il nodo centrale di un problema culturale e sanitario che riguarda milioni di donne. In Italia, si stima che oltre un milione e ottocentomila donne convivano con l’endometriosi – una malattia che colpisce circa una donna su nove – eppure il ritardo diagnostico resta una piaga. Le stesse dichiarazioni dell’attivista fanno emergere una dinamica ricorrente: quella di sentirsi “non credute”. Una dinamica che trova conferma in recenti sondaggi, secondo i quali la maggior parte delle pazienti riferisce di aver avuto i propri sintomi minimizzati o messi in dubbio, sia in ambito familiare e sociale, sia all’interno del percorso sanitario, sentendosi etichettare come “ansiose” o “bugiarde”.

Proprio in questa direzione si muove la riflessione più intima condivisa da Soleri, quella che riguarda la pressione sociale a cui il femminile è sottoposto. “Ricordarmi che anche da malata, la cosa più sconveniente per una donna è non compiere sforzi sovrumani per risultare il più bella possibile, socialmente parlando”, ha scritto, smontando la narrazione che impone l’estetica sopra ogni altra cosa. La sua richiesta, infatti, non è quella di adeguarsi a canoni di bellezza, ma di ottenere qualcosa di più sostanziale: essere ascoltata, creduta e curata.

Endobelly, un sintomo tra i tanti di una malattia complessa

Ma cos’è esattamente quell’endobelly che ha costretto Giorgia Soleri a chiarire pubblicamente le sue condizioni? Si tratta di un rigonfiamento addominale severo, spesso accompagnato da dolore e da una sensazione di pressione, che tende a intensificarsi nel periodo mestruale. A livello medico, questo fenomeno è riconducibile a molteplici fattori: l’infiammazione cronica causata dalle cellule endometriali ectopiche, la formazione di cisti (endometriomi) a livello ovarico o, in alcuni casi, l’associazione con disturbi gastrointestinali come la sindrome dell’intestino irritabile o la stitichezza che la patologia stessa può favorire.

Nonostante la sua diffusione – l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che la malattia colpisca circa il 10% delle donne in età fertile a livello globale – esiste ancora una scarsa consapevolezza dei sintomi che vanno oltre i classici dolori mestruali. Per molte pazienti, l’endobelly rappresenta una delle manifestazioni più invalidanti, capace di influenzare la percezione di sé e di interferire con la vita quotidiana, anche al di là della gestione del dolore. La testimonianza di Soleri, in questo senso, funge da elemento dirompente: rompe il silenzio su un aspetto della malattia che, sebbene comune, viene spesso nascosto per timore di giudizio o di domande intrusive come quella che ha ricevuto.

L’impatto sulla vita quotidiana e la battaglia per la ricerca

L’influencer ha anche ricordato come l’endometriosi non influisca soltanto sul benessere fisico, ma possa avere un impatto devastante anche sulla fertilità, citando stime che parlano di una percentuale di infertilità o sub-fertilità che colpisce quasi la metà delle donne con diagnosi. Un dato, questo, che rende ancora più insensata la domanda sulla gravidanza, trasformando un’eventuale curiosità in una potenziale fonte di sofferenza. La sua testimonianza si inserisce in un percorso di sensibilizzazione che non è nuovo: Soleri aveva già raccontato in passato il lungo calvario che l’aveva portata alla diagnosi, parlando di un intervento chirurgico come di una “vittoria” per poter “riprendersi una vita” mai vissuta prima a causa dei dolori.

Oggi, a distanza di anni, il suo appello si fa più radicale e si rivolge alle istituzioni. La frase “voglio essere vista dal sistema sanitario” riassume una frustrazione collettiva, quella di una parte della popolazione che si sente tradita da percorsi diagnostici che possono durare anche un decennio. Marzo, mese della consapevolezza che culmina il 28 marzo con la Giornata mondiale dell’endometriosi, diventa quindi per lei un’occasione per chiedere più formazione, più azione e, in ultima analisi, più ricerca. La sua voce, potente proprio perché priva di filtri e ancorata a un’esperienza quotidiana fatta di dolore e di terapie, si fa portavoce di quelle “sorelle di dolore” che, come lei, non vogliono più sentirsi dire che è “normale” soffrire.

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