Omicidio Tarna, il complice di Salvagno è fantasma e le indagini cercano l'arma del delitto
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Redazione Interno
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A quasi due settimane dall'omicidio di Sergiu Tarna, i carabinieri e la procura si muovono su un doppio binario investigativo, che da una parte punta a rintracciare il complice del vigile Riccardo Salvagno, dall'altra a trovare l'arma del delitto. Il barman di origini moldave, la cui vita è stata stroncata nei campi tra Mira e Venezia, è stato ucciso con un colpo di pistola, ma il proiettile non è stato ancora recuperato. Una ricerca, questa, resa ancor più complessa dalla vastità dell'area da perlustrare, mentre resta centrale la deposizione dello stesso Salvagno, il quale, interrogato dagli investigatori, avrebbe dichiarato di non ricordare dove avesse lasciato la pistola di servizio. Un'affermazione che, insieme alla dinamica del sequestro, alimenta le ipotesi sulla premeditazione del gesto.
La pista del complice e il muro del silenzio
Le ricerche del presunto complice, l'amico albanese di Salvagno descritto come irreperibile fin dalle prime ore successive al ritrovamento del, si stanno concentrando sulla possibile fuga oltreconfine. Gli investigatori, analizzando gli spostamenti, ritengono che l'uomo possa aver attraversato il centro di Gorizia per dirigersi verso la Slovenia, valutando tre diversi ex valichi di frontiera. Due di questi, però, sono considerati percorsi a più alto rischio di controllo, il che restringe il campo delle possibilità e orienta gli sforzi delle forze dell'ordine. Parallelamente, un altro muro sembra ergersi attorno alla vicenda, quello del silenzio. I frequentatori del locale Cocò, posto che sia Salvagno che la vittima erano soliti visitare, appaiono reticenti e quasi ostili quando vengono interpellati sulla tragedia. Le loro reazioni, fatte di spalle scrollate e sguardi sfuggenti, non contribuiscono a far luce sugli ultimi movimenti dei due o sul clima che si respirava nel loro giro.
Il movente e il ricordo di un'amicizia tradita
All'interno della cerchia di conoscenti comuni, il dolore per la perdita di Sergiu Tarna si miscola a un profondo senso d'incredulità verso l'autore materiale del delitto. "Inizialmente non avremmo mai pensato potesse essere stato lui", racconta qualcuno di quell'ambiente, sottolineando come i due fossero legati da una solida amicizia. Con il passare dei giorni, però, alcuni tasselli hanno cominciato a combaciare, trasformando i dubbi in una tragica certezza. Tra gli elementi che gli inquirenti stanno valutando con maggiore attenzione c'è un litigio, scoppiato nella notte tra il 26 e il 27 dicembre, quindi poco prima della scomparsa di Tarna. L'origine della lite, stando a quanto ricostruito, sarebbe da ricondurre a presunte paranoie di Salvagno riguardo a un video a contenuto sessuale, che avrebbe coinvolto il barman e una cubista. Quel contrasto, all'epoca quasi sottovalutato, assume oggi un peso decisivo per comprendere i possibili motivi che spinsero il vigile a un gesto estremo.
Le coordinate di un dramma annunciato
Il quadro che emerge dalle indagini, dunque, delinea una storia di amicizia, rancore e sospetti. La macchina investigativa, mentre continua a setacciare meticolosamente i luoghi dell'omicidio alla ricerca del proiettile, lavora per ricostruire ogni minuto che precedette la morte di Sergiu Tarna, con l'obiettivo di inchiodare non solo l'esecutore materiale ma anche chi gli fornì un aiuto per portare a termine il suo piano. La fuga del complice, se confermata, rappresenterebbe l'ultimo atto di una vicenda che ha sconvolto la tranquilla area tra Mira e Venezia, lasciando dietro di sé una scia di interrogativi ai quali la magistratura cerca di dare una risposta, pezzo dopo pezzo, senza trascurare alcun dettaglio.




