Sergiu Tarna, chi è stato a ucciderlo? Salvagno e Vescovo tra cocaina e lap dance: «Sesso con la donna trans? Io drogato e stuprato»
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Redazione Interno
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La verità sull'omicidio di Sergiu Tarna, il barman venticinquenne ucciso a colpi di pistola nella notte di San Silvestro tra i campi di Malcontenta, sta lentamente emergendo dalle nebbie della vicenda giudiziaria, la quale, a sua volta, dipana una matassa fatta di serate dissolute e movimenti frenetici. A pochi giorni dall'arresto del vigile urbano quarantenne Riccardo Salvagno, è stato infatti tratto in custodia anche il secondo sospettato, Andrea Vescovo, trentottenne di Spinea, la cui cattura è il risultato di un meticoloso lavoro investigativo che ha ricostruito, come un puzzle, gli spostamenti compiuti dopo il delitto.
Gli spostamenti dopo il delitto
Quella tracciata dagli inquirenti, sulla base dei dati telefono e della vettura, è una geografia del dopo-omicidio che, partendo da Malcontenta, ha toccato Preganziol, Gorizia e addirittura Valencia, in Spagna, in un percorso che sembrava voler confondere le acque. A rivelarsi decisiva, nel far convergere i sospetti sul secondo uomo, è stata però la sosta a Spinea, tappa non prevista ma rivelatrice, la quale ha permesso di collegare i movimenti della Volkswagen Polo all'area di residenza di Vescovo, il cui cellulare, stando a quanto accertato, non ha fornito agli investigatori un segnale Gps particolarmente preciso né frequenti agganci alle celle del Veneziano.
La serata al night club
La ricostruzione delle ore che precedettero l'uccisione del giovane rumeno disegna un quadro di dissipazione, con entrambi gli arrestati che, secondo le indagini, avevano trascorso parte della serata al New Mille lire di Preganziol, un locale noto per le spogliarelliste. Proprio in quel contesto, stando alle dichiarazioni rese da Salvagno agli inquirenti, il vigile avrebbe consumato cocaina e fatto sesso con una donna trans, episodio che lui stesso ha descritto come un rapporto avvenuto in stato di alterazione psicofisica e sotto costrizione, definendosi «drogato e stuprato», in una versione dei fatti che gli investigatori stanno ovviamente vagliando con estrema attenzione per stabilirne la veridicità e il possibile collegamento con la dinamica dell'omicidio.
Il dolore di una madre
Mentre il procedimento penale va avanti, senza che si conoscano ancora con esattezza i motivi che condussero all'agguato mortale in quel campo isolato, il ricordo di Sergiu Tarna è stato invece onorato dai suoi cari con una cerimonia funebre carica di un dolore lacerante. Durante il rito nella chiesa ortodossa di Zelarino, le urla strazianti della madre Anastasia hanno spezzato il silenzio della commemorazione, in un addio reso ancor più straziante dai palloncini bianchi liberati in cielo, ai quali la donna, in un grido di disperazione, ha chiesto al figlio di guardare, in un simbolo di purezza e di distacco definitivo che contrasta brutalmente con la violenza della sua fine.




