Addio a Sergiu Tarna, il barman ucciso a Capodanno. La madre: «Alzati, amore mio»
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Redazione Interno
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Le preghiere cantate, secondo il rito ortodosso, riempivano la chiesa di Santa Lucia a Zelarino, incapaci però di arginare un dolore che si manifestava in modo straziante. Durante i funerali di Sergiu Tarna, il barman venticinquenne ucciso la mattina del 31 dicembre in un campo a Malcontenta, la voce della madre Anatasia Burghelea ha echeggiato tra i presenti, carica di una disperazione che rendeva vana ogni consolazione. «Alzati, amore mio. Guarda cosa ti hanno fatto», ha implorato rivolgendosi alla bara, in un pianto che ha squarciato il raccoglimento della cerimonia, mentre attorno a lei una folla commossa – composta da amici, conoscenti e da molti membri della collettività moldava del Veneziano – si stringeva in un silenzio impotente. La sua disperazione, alimentata dalle tante domande senza risposta, è tornata a manifestarsi al momento del commiato finale, quando ha indicato a suo figlio i palloncini bianchi liberati in suo ricordo, in un gesto di affetto puro e straziante.
Le indagini e il viaggio della Polo
Parallelamente al cordoglio, le indagini della procura hanno ricostruito i movimenti dei sospettati, tracciando sulla cartina d'Europa un percorso rivelatore. Dopo l'omicidio di Tarna, infatti, la Volkswagen Polo utilizzata da Riccardo Salvagno, il vigile urbano riconosciuto come esecutore materiale del colpo di pistola, ha intrapreso un viaggio che da Malcontenta l'ha portata fino a Valencia, in Spagna. Questo itinerario, documentato dalle indagini, ha toccato diverse località, tra cui Preganziol, Gorizia e, in maniera significativa, Spinea. Proprio la sosta in quest'ultimo comune del Veneziano, infatti, si è rivelata un elemento cruciale per le forze dell'ordine, fornendo l'indicazione finale che ha portato all'arresto del presunto complice, Andrea Vescovo. L'uomo, residente proprio a Spinea, non aveva reso semplice il lavoro degli investigatori, poiché il suo cellulare – con un Gps non precisissimo e agganci radi alle celle telefoniche locali – non era stato di grande aiuto per individuarne la posizione.
La dinamica dell'agguato
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vicenda ha avuto inizio nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, quando Sergiu Tarna è stato condotto con l'inganno o costretto a seguire i due uomini all'uscita di un bar di Chirignago. Portato in un campo isolato a Malcontenta, il giovane è stato freddato con un colpo d'arma da fuoco, in una circostanza che lascia ancora aperti molti interrogativi sui moventi. I funerali, celebrati qualche giorno dopo, hanno mostrato il volto umano di una tragedia che ha privato una famiglia di un figlio e un fratello, mentre gli amici del ragazzo – molti dei quali presenti in chiesa insieme ai compagni di scuola della sorella Daniela – faticano a comprendere la brutalità di un gesto che ha stroncato una vita nel giorno di Capodanno.
Gli sviluppi processuali
Salvagno e Vescovo sono ora entrambi in custodia cautelare, accusati a vario Titolo per l'omicidio di Tarna. Le investigazioni proseguono per chiarire ogni aspetto della complessa dinamica, comprese le ragioni che avrebbero spinto i due uomini a organizzare il sequestro e a compiere il gesto estremo. Il tragitto della Polo verso la Spagna, con le sue tappe meticolosamente analizzate, resta una prova cardine dell'inchiesta, a testimonianza di un tentativo di fuga che si è interrotto grazie all'incrocio di dati e riscontri. La giustizia, dunque, avanza sul suo binario, mentre per la famiglia Tarna e per tutti coloro che hanno conosciuto Sergiu non resta che il ricordo di un ragazzo la cui vita è stata spezzata in modo violento e improvviso.




