Olimpiadi Milano Cortina, venerdì 13: tra paura e speranza per Moioli, poi il biathlon e la sfida delle ragazze dell'hockey agli Stati Uniti
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Redazione Sport
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Il calendario olimpico propone per la giornata di oggi, venerdì 13, un programma fittissimo di appuntamenti che tengono banco fin dalla mattinata, con il segreto auspicio, nell’Italia che ha già assaporato la gioia di quattro medaglie nell’arco di ventiquattr’ore – gli ori di Federica Brignone e Francesca Lollobrigida a cui si è aggiunto l’argento da record di Arianna Fontana nei 500 metri – di poter ulteriormente arricchire un medagliere già sontuoso. Le aspettative si concentrano, inevitabilmente, su Michela Moioli, la campionessa bergamasca che nello snowboard cross, otto anni dopo l’oro di PyeongChang e a seguito di un biennio complicato, torna a contendersi le posizioni che contano. Il suo percorso, però, si presenta in salita ancor prima di scendere in pista: un violento impatto durante una sessione di allenamento le ha procurato un trauma facciale, e la notizia del colpo preso, con tutto il carico di apprensione che ne consegue, ha gettato un velo di preoccupazione sull’intera vigilia. Nonostante il rischio di un infortunio che avrebbe potuto essere ben più grave, la portacolori azzurra, che nel 2025 si è tolta lo sfizio di conquistare l’unico Titolo che le mancava, quello iridato, ha stretto i denti e si presenterà comunque al cancelletto di partenza assieme alle compagne di squadra Lisa Francesia Boirai e Sofia Groblechner, con l’obiettivo, nobile quanto difficile, di trasformare la paura in quella determinazione che le è sempre appartenuta.
Spostando lo sguardo verso la suggestiva cornice dell’Anterselva Biathlon Arena, l’attenzione del pubblico di casa non può che rivolgersi alla prova sprint maschile, una delle specialità più spettacolari e imprevedibili dell’intero programma invernale. I riflettori sono puntati in particolar modo su Tommaso Giacomel, reduce da un sesto posto nell’individuale che aveva lasciato un certo amaro in bocca per via dei tre errori al poligono, errori che ne hanno pregiudicato un piazzamento che forse poteva essere ancor più luminoso. Al suo fianco, a formare un quartetto di assoluto valore, ci saranno Lukas Hofer, veterano di mille battaglie, e poi Nicola Romanin ed Elia Zeni: per tutti loro, l’appuntamento con la distanza più breve, quella dei dieci chilometri, rappresenta un’occasione concreta per riscattare le fatiche passate e per regalare all’Italia una gioia che manca da qualche giorno in questo sport. E mentre ad attendere gli atleti dello skeleton, Amedeo Bagnis e Mattia Gaspari, ci saranno le ultime, decisive due manche, è sul budello di ghiaccio di Milano che si concentra un’altra fetta consistente delle speranze tricolori: nel pattinaggio di velocità, infatti, Davide Ghiotto e Riccardo Lorello si apprestano ad affrontare i diecimila metri, prova di resistenza e potenza nella quale Ghiotto, già bronzo nei cinquemila, parte con i favori del pronostico e con la responsabilità di confermarsi tra i grandi di questa specialità.
Le ragazze del disco, un sogno lungo un'ora contro gli Stati Uniti
Se il giorno, sulle nevi e sul ghiaccio, scorre via tra seeding manche, quarti di finale e la tensione delle big final, la serata regalerà un appuntamento che profuma di epica, quasi fosse una sfida fuori categoria. Alla Milano Ice Hockey Arena, le ragazze della nazionale femminile di hockey, quelle stesse che in questi giorni sono letteralmente entrate nel cuore dei tifosi per la loro grinta e la loro umiltà, affronteranno gli Stati Uniti, una corazzata che a questi Giochi non è venuta certo per fare da comparsa, ma con l’obiettivo dichiarato e ferreo di mettersi al collo la medaglia d’oro. Le azzurre, dopo aver staccato il pass per i quarti di finale grazie a un cammino quantomeno sorprendente – con quella doppietta di una giovanissima Matilde Fantin contro il Giappone che sa di leggenda – sanno perfettamente che il divario tecnico e fisico con le statunitensi è enorme, un abisso che separa il professionismo d’oltreoceano dal hockey italiano, fatto di sacrifici e passione. Tuttavia, una volta che il disco viene calato sul ghiaccio, le gerarchie vengono riscritte dalla velocità delle gambe e dalla lucidità del cuore: l’impresa è proibitiva, certo, ma la bellezza dello sport, come insegna la storia, sta anche in quelle notti in cui tutto diventa possibile.
Nel frattempo, il mondo del biathlon italiano accoglie con sollievo una notizia che arriva dai piani alti della giustizia sportiva. La Corte Nazionale d’Appello di Nado Italia ha accolto il ricorso presentato da Rebecca Passler contro la sospensione provvisoria che l’aveva fermata per una positività al letrozolo riscontrata a fine gennaio. Il tribunale ha riconosciuto la fondatezza della tesi difensiva, che parlava di un’assunzione involontaria, forse una contaminazione, e questo ha permesso alla giovane atleta di tornare immediatamente a disposizione della squadra: potrà dunque riaggregarsi alle compagne a partire da lunedì, pronta a vivere la sua Olimpiade e a lasciarsi alle spalle giorni che lei stessa ha definito drammaticamente difficili. Una boccata d’ossigeno per il movimento, che oggi, però, guarda avanti, ai propri campioni in pista e a quelle ragazze dell’hockey che, con i loro bastoni in mano, cercheranno di imbrigliare il sogno americano.




