Anm: «Odio e minacce ai giudici del caso Roggero, attaccati per aver applicato la legge»
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Redazione Interno
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Un clima che si fa sempre più pesante, quello che avvolge i magistrati chiamati a decidere sulla vicenda che ha per protagonista Mario Roggero, il gioielliere condannato per l'omicidio del rapinatore che aveva tentato di colpire la sua attività. L'Associazione nazionale dei magistrati, attraverso una nota ufficiale, ha parlato di «un clima in cui i magistrati vengono attaccati per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato sull'omicidio e sulla legittima difesa».
Un richiamo netto, quello dell'Anm, che arriva dopo aver preso atto della mole di insulti e minacce che hanno preso di mira i giudici della Corte d'assise, finiti al centro di una bufera mediatica e social che ha assunto contorni preoccupanti.
La valanga di insulti e le minacce social
Non c'è solo il dibattito giuridico, ormai ampiamente polarizzato, sulla legittimità della condanna o sulla proporzionalità della pena. Accanto a questo, e forse con una forza più dirompente, si è scatenato un fenomeno che ha dell'incredibile: la messa al bando digitale dei giudici, bollati con epiteti che vanno dal "frustrato" al "corrotto", fino ad arrivare a vere e proprie invocazioni alla "legge del contrappasso". Il web, come spesso accade, è diventato il ricettacolo di una rabbia che sembra non conoscere argini.
Le offese si sprecano, e tra chi si augura che «questi siano i primi a fare i conti con i nemici degli italiani per bene» e chi parla di «giudici comunisti», il livello del dibattito è precipitato in un baratro di volgarità e minacce implicite, tanto da costringere l'Anm a intervenire per tutelare l'operato di chi, semplicemente, ha firmato una sentenza.
La riapertura della gioielleria e l'incubo di una famiglia
Mentre i riflettori restano puntati sul caso, in quelle stesse ore in cui si registravano le reazioni più accese, la famiglia Roggero ha compiuto un passo difficile: la riapertura della gioielleria, nel centro di Grinzane Cavour. Un momento carico di significato, quello della ripartenza, che però porta con sé il peso di una nuova e opprimente paura.
Laura, una delle figlie, ha confessato di vivere in un «bruttissimo sogno», un'ammissione che restituisce lo stato d'animo di chi, dopo aver subito un trauma, deve fare i conti non solo con il lutto e la giustizia, ma anche con un clima di tensione palpabile. Le quattro figlie e la moglie hanno deciso di riaprire, forse per ristabilire una normalità, seppur con tutte le cautele del caso.
Il primo giorno è stato emblematico: prima il maresciallo dei carabinieri e poi un tecnico sono entrati per verificare il funzionamento dell'allarme e del sistema di sicurezza, un gesto che la dice lunga su quanto la situazione sia ancora estremamente delicata.
Le dichiarazioni della politica tra legittima difesa e proporzionalità
La vicenda, inevitabilmente, ha finito per dividere anche il fronte politico, trasformando il caso Roggero in un terreno di scontro ideologico. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sollevato la questione della proporzionalità della pena, aprendo un fronte critico sulla severità del verdetto. Dall'altra parte, le segretarie del Partito Democratico, Elly Schlein, e del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, hanno preso le distanze in modo netto, ribadendo che non si può parlare di legittima difesa in questa circostanza.
Un dibattito che, seppur legittimo, rischia di alimentare ulteriormente la tensione e di esporre i giudici a pressioni ancora più forti, in un momento in cui l'Anm chiede invece rispetto per il lavoro della magistratura e per le sentenze emesse, al netto di qualsiasi valutazione politica o personale.




