Dieci anni dopo, Parigi ricorda le stragi e Valeria Solesin
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La città di Parigi, che ancora porta i segni di una ferita mai completamente rimarginata, si è fermata a ricordare il tragico 13 novembre 2015, quando una serie di attacchi terroristici coordinati, rivendicati il giorno dopo dall'Isis, trasformarono una serata qualunque in un bagno di sangue. Tre attentatori, facendosi esplodere allo Stade de France, diedero il via a un piano che, attraverso colpi di mitra sparati in un café vicino al Bataclan, culminò con l'irruzione di un commando armato nel noto teatro durante un concerto. L'assalto, di una violenza inaudita, provocò la morte di 132 persone, delle quali novanta proprio all'interno della sala, lasciandone oltre quattrocento ferite; tra i nomi che emergono da quel lungo elenco di vittime, c'è quello dell'italiana Valeria Solesin, una ricercatrice di ventotto anni che stava costruendo il suo futuro in quella città.
Il ricordo di Venezia per una figlia della città
“Ciao Valeria”: con un messaggio semplice e diretto, il Comune di Venezia ha voluto onorare la memoria della sua concittadina, una delle tante giovani vite spezzate nella strage del Bataclan. Quel saluto, un'espressione che racchiude un dolore ancora palpabile, rimarrà esposto sul ponte a lei intitolato, quello che conduce al Campus universitario di San Giobbe, fino al 24 novembre; una data, quest'ultima, che rievoca un altro momento di profondo cordoglio collettivo, quando in Piazza San Marco si erano svolti i funerali della giovane, nel lontano 2015. Una commemorazione, la sua, che va oltre il ricordo pubblico e si intreccia indissolubilmente con la vita accademica e la ricerca, ambiti ai cui Valeria aveva dedicato tutte le sue energie.
La ricercatrice che studiava la maternità e il lavoro
Sociologa e demografa, Valeria Solesin stava ultimando un dottorato alla Sorbona, concentrando i suoi studi sugli effetti della maternità nel mondo del lavoro, un tema di stringente attualità. Sua madre, Luciana Milani, ne ha tratteggiato il carattere ricordando come “lei abbia sempre voluto lavorare: ha iniziato a 15-16 anni d’estate, perché così poteva anche essere libera dai genitori”. I colleghi, dal canto loro, hanno sottolineato come sperasse che il suo lavoro di ricerca potesse servire a stimolare un dibattito costruttivo nella società. Un impegno, il suo, che non è stato dimenticato e che, anzi, ha dato vita a un'eredità concreta: dal 2016, infatti, sono state istituite oltre cento borse di studio intitolate al suo nome, per sostenere altre giovani menti nel loro percorso accademico.
Le riflessioni a dieci anni di distanza
La ricorrenza del decennale, come è naturale che sia, ha portato con sé numerose occasioni di approfondimento e riflessione, tra le quali spicca la puntata della trasmissione “Caffè Corretto” condotta da Massimiliano Rais. Andata in onda proprio il 13 novembre, la trasmissione ha affrontato il tema “Parigi, dieci anni dopo le stragi del Bataclan” attraverso la voce di Christian Rossi, docente di Storia delle relazioni internazionali, offrendo uno sguardo analitico su un evento che ha segnato la storia recente dell'Europa. Un momento di analisi, quello radiofonico, che si è affiancato al ricordo privato e a quello istituzionale, dimostrando come la necessità di comprendere e di non dimenticare resti un imperativo collettivo.




