Battlefield 6, tra polemiche sui pagamenti ai creator e bug nell'open beta
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Le voci, che insistono da settimane, riportano che Electronic Arts avrebbe corrisposto somme ingenti, nell'ordine delle migliaia di dollari, ai content creator per la partecipazione alle sessioni di prova di Battlefield 6. Una ricostruzione, questa, che trova spazio in diversi ambienti specializzati, sebbene una fonte anonima, definita "fuori dal campo", abbia categoricamente smentito tali indiscrezioni, bollandole come prive di fondamento. La pratica del pagamento per l'early access, per quanto non nuova nel settore, solleva sempre interrogativi sulla trasparenza dei giudizi espressi in anteprima.
Nel frattempo, l’esperienza dell’open beta ha offerto alla comunità di giocatori un assaggio concreto del prodotto, sebbene non privo di criticità. L’esperienza di gioco online, pilastro portante della serie, è apparsa minata da una serie di bug, tra i quali spicca per insidiosità il cosiddetto "super bullet", un glitch che altera il normale svolgimento degli scontri a fuoco. Questi problemi tecnici, emersi in modo palese durante la fase di test pubblico, rappresentano ora una priorità assoluta per gli sviluppatori di DICE, i quali si trovano a dover affinare il codice in vista del lancio ormai prossimo.
Al di là dei puri aspetti tecnici, le impressioni sul titolo si rivelano contrastanti. C’è chi, dopo aver sperimentato la beta del nuovo capitolo, ha sentito il bisogno di tornare ai titoli del passato. Un caso emblematico è quello di un giornalista che, provata l’anteprima di Battlefield 6, ha scelto di reinstallare Battlefield 1, trovandone un’immediatezza e una solidità gameplay superiori, specie per quanto concerne le dimensioni delle mappe, il ritmo complessivo dell’azione e la necessità di un lavoro di squadra coordinato e sostanziale.




