Miastenia gravis, al Fuorisalone l’arte che rende visibile l’invisibile
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Redazione Salute
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Milano. Nel caos controllato dei tessuti che si sollevano sospinti da correnti impalpabili, dove la materia sfida la gravità in un equilibrio precario tra leggerezza e caduta, si cela la metafora perfetta di una malattia che limita il movimento senza però mostrarne il volto. Al Fuorisalone, tra le installazioni che hanno trasformato il quartiere Tortona in un laboratorio a cielo aperto, l’opera di Daniel Wurtzel, intitolata “Air Table”, tenta un’operazione ambiziosa: tradurre in poesia visiva il vissuto di chi convive con la miastenia gravis. Non si tratta, in questo caso, di un semplice esercizio di stile. L’artista statunitense, noto per le sue creazioni eteree fatte di drappi danzanti, piume e veli, ha spiegato come l’accettazione della mancanza di controllo – “se riusciamo ad accettare di non avere il controllo su tutto, sarà liberatorio” – diventi il filo conduttore di un’esperienza che il pubblico è chiamato a vivere in prima persona.
La sfida della comunicazione nelle patologie rare
L’iniziativa, sviluppata da Argenx nell’ambito della campagna “Libera il tuo movimento, vai oltre la miastenia”, nasce da una necessità precisa che va oltre la mera divulgazione scientifica. A illustrarne lo scopo è Fabrizio Celia, general manager di Argenx Italia, il quale sottolinea come nelle malattie rare esista un rischio concreto: quello di una comunicazione che si autoalimenta rimanendo confinata in circuiti chiusi, senza mai raggiungere il grande pubblico. L’arte, in questo frangente, agisce da spartiacque; rompe gli schemi classici per rendere visibile – o meglio, tangibile attraverso lo sguardo – ciò che di solito resta nascosto. Perché la miastenia gravis, patologia autoimmune che colpisce circa quindicimila persone nel nostro Paese, si manifesta con sintomi debilitanti come la visione sdoppiata, la caduta delle palpebre, la difficoltà nella masticazione o nella deglutizione, eppure chi ne è affetto spesso non “sembra” malato agli occhi degli altri.
Un caos controllato per raccontare la fatica del movimento
Wurtzel lo sa bene: la sua arte non è mai statica. I tessuti che fluttuano nella “Air Table” salgono e scendono in un flusso imprevedibile, quasi anarchico, eppure guidato da una logica ferrea data dall’aria. “Cerchiamo di organizzare il caos come cultura, come umanità, ma non possiamo: più grande di noi”, aggiunge l’artista, trovando un parallelo nella condizione di chi affronta una malattia rara. La forza invisibile che muove i drappi diventa così l’analogia di quella risposta autoimmune che blocca la trasmissione neuromuscolare; un nemico silenzioso, che agisce senza preavviso e che impone a chi ne è colpito di ridefinire continuamente i propri limiti fisici. L’installazione, visitabile fino al 26 aprile, non si limita a stupire, ma vuole generare un cortocircuito emotivo: lo spettatore non legge una scheda informativa, ma assiste alla lotta tra la materia e l’elemento che la muove.
Il come prigione e la bellezza oltre il controllo
Se la medicina oggi offre prospettive terapeutiche sempre più mirate, riducendo la mortalità e permettendo un controllo dei sintomi che fino a pochi anni fa era impensabile, il vissuto quotidiano resta segnato da una “forte morbidità”, come la definiscono gli esperti, che interferisce con ogni aspetto della vita personale e lavorativa. Ecco allora che il progetto “A.I.R. – Redesign the experience of Myasthenia” si propone di amplificare quelle voci troppo spesso sommesse, coinvolgendo il pubblico della Design Week in un dialogo che non ha bisogno di parole. L’arte, in questo contesto, restituisce dignità al movimento negato; lo trasforma in spettacolo, in estetica, in narrazione. Wurtzel lo ribadisce con la semplicità di chi maneggia la leggerezza: accettando di non poter controllare ogni variabile, a volte si scorge una “bellezza più profonda”. Una lezione che vale tanto per l’artista di fronte ai suoi drappi, quanto per il paziente che impara a convivere con una forza invisibile che ne condiziona i gesti.
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