Gattuso racconta la miastenia oculare a Trento: "Da 15 anni cortisone, altri stanno 5 mesi a letto"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Gennaro Gattuso ha scelto il palco del Festival dello Sport di Trento, nell'ambito dell'evento "Non mollare mai", per tornare a parlare della malattia autoimmune con cui convive da quindici anni. L'allenatore della Lazio ha spiegato di aver smesso di giocare proprio a causa della miastenia oculare, condizione diagnosticata quando aveva 34 anni e che gli impedisce di vedere correttamente a causa della diplopia. "Ho smesso di giocare perché ho preso una malattia autoimmune, la miastenia oculare. Ancora ne avevo per giocare", ha raccontato dal palco del Teatro Sociale.

"Da 15 anni faccio uso di cortisone, perché ho la diplopia, che mi impedisce di vedere in maniera corretta".

Cos'è la miastenia oculare e come si manifesta

La miastenia oculare è una forma localizzata di miastenia grave, una malattia autoimmune in cui gli anticorpi attaccano i recettori dell'acetilcolina nella giunzione neuromuscolare, compromettendo la comunicazione tra nervi e muscoli. Nel caso della variante oculare, l'interessamento resta confinato ai muscoli extraoculari, al muscolo elevatore della palpebra e al muscolo orbicolare dell'occhio.

Secondo la letteratura scientifica, la debolezza dei muscoli oculari con ptosi palpebrale e visione doppia è presente in circa il 90 per cento dei pazienti affetti da miastenia grave, e costituisce il sintomo iniziale in circa la metà dei casi. In una percentuale variabile tra il 15 e il 20 per cento dei pazienti, la malattia rimane confinata alla muscolatura oculare senza generalizzarsi.

La diplopia, cioè la visione doppia, rappresenta il sintomo più invalidante per Gattuso. Il tecnico ha raccontato di convivere con questo disturbo da quando era ancora un calciatore in attività: in un Milan-Lazio fu costretto a lasciare il campo perché vedeva tutto sdoppiato, e in quella circostanza si rese conto della gravità del problema. La diagnosi arrivò nel periodo in cui indossava la maglia rossonera, ma fu solo nel 2020, quando allenava il Napoli, che decise di rendere pubblica la sua condizione.

Dopo il pareggio contro il Torino per 1-1, si presentò davanti alle telecamere con una benda su un occhio e spiegò: "Io soffro di una malattia autoimmune, la miastenia. Sono 10 giorni che non sono me stesso".

Il cortisone quotidiano e il confronto con i casi più gravi

Il trattamento che Gattuso segue quotidianamente si basa sull'uso di cortisonici, farmaci immunosoppressori che rappresentano la terapia di prima linea per il controllo dei sintomi oculari. "Io l'ho accettata, ci lavoro, sono più forte della malattia. Però mi costa fare uso di cortisone ogni giorno, non è facile", ha dichiarato al Festival. Il tecnico ha anche rivelato di aver eliminato completamente l'alcol da quasi sette anni, una scelta legata alla necessità di non interferire con il trattamento farmacologico e di non aggravare i sintomi.

Nel suo intervento, Gattuso ha voluto offrire una prospettiva più ampia sulla malattia, ricordando che esistono forme molto più debilitanti della sua. "C'è gente che con la mia stessa malattia sta 4-5 mesi a letto, non riesce a muoversi", ha detto, aggiungendo di aver sempre pensato a quanto sarebbe stato peggio ricevere una diagnosi infausta. "Pensa se mi avessero detto di avere 5 mesi di vita. Io l'ho accettata, ci lavoro, sono più forte della malattia".

L'invito di Gasperini e l'abbraccio con Fragomeni

La giornata trentina di Gattuso è stata caratterizzata anche da altri momenti. Prima di salire sul palco, il tecnico ha incontrato Giacobbe Fragomeni, ex campione del mondo dei pesi massimi leggeri, in quello che è stato descritto come un abbraccio virile fatto di manate sulla schiena. Nel corso dell'evento, Gattuso ha anche risposto a un videomessaggio di Gian Piero Gasperini, che lo aveva invitato a cena scherzando sul fatto che l'appuntamento non sarebbe caduto nella settimana del derby.

"Andremo, è un onore", ha replicato Gattuso, definendo il collega della Roma come un allenatore che, dopo Arrigo Sacchi, ha portato un cambiamento nel calcio italiano.

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