Gattuso: «Soffriamo senza tifosi. Io e Gasp andremo a cena insieme»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Lazio si prepara ad affrontare il Monza, domenica all'Olimpico, in una posizione di classifica che non si vedeva da tempo. I biancocelesti sono terzi a quota 13 punti, appaiati a Roma e Inter dopo cinque giornate di Serie A. Un avvio di stagione che ha sorpreso molti, ma che l'allenatore Gennaro Gattuso preferisce ridimensionare, concentrandosi piuttosto su ciò che manca attorno alla squadra.

L'ambiente è il tema centrale delle dichiarazioni rilasciate dal tecnico al Festival dello Sport di Trento.

Gattuso non ha usato mezzi termini per descrivere l'impatto dell'assenza dei tifosi sugli spalti dell'Olimpico: «Giocare in uno stadio vuoto non è calcio. Ora stiamo soffrendo questo aspetto, non avere tifosi all'Olimpico a darci una mano. Lo stadio pieno ci manca». Una posizione ribadita con fermezza, che fotografa una situazione ormai strutturale per il club capitolino.

La protesta della Curva Nord e i numeri degli spalti

La diserzione dello stadio da parte dei gruppi organizzati della Curva Nord non è una novità di queste settimane, ma affonda le radici in una contestazione aperta contro il presidente Claudio Lotito. La frattura tra la tifoseria e la presidenza ha resistito anche ai tentativi della società di riavvicinare il pubblico attraverso promozioni e prezzi agevolati per il doppio impegno casalingo contro Monza e Parma. I mini-pack acquistati sono stati soltanto poche centinaia, un dato ben lontano dalle aspettative.

I numeri delle presenze stagionali raccontano una disaffezione profonda. Il debutto in Coppa Italia contro il Mantova aveva fatto registrare appena 5.528 spettatori, mentre la sfida di campionato contro il Genoa si era fermata a 6.058 presenze. L'unico dato in controtendenza, la gara contro il Milan con 21.373 tifosi, era fortemente condizionato dalla massiccia presenza dei sostenitori rossoneri giunti nella Capitale.

La protesta, peraltro, non si limita allo stadio: nei mesi scorsi erano comparsi in città circa 15mila manifesti con il simbolo di Forza Italia sbarrato e la scritta «Finché c'è Lotito non avrete il nostro voto».

Il rapporto con Gasperini e l'invito a cena

Nel corso del suo intervento a Trento, Gattuso ha anche affrontato un altro argomento, apparentemente distante dalla questione tifosi ma significativo del suo approccio al mondo del calcio. Ha confermato che andrà a cena con Gian Piero Gasperini, allenatore della Roma, raccogliendo un invito che lo stesso tecnico giallorosso aveva lanciato nelle settimane precedenti: «Con Rino a cena ci andrò di sicuro, mi piace molto».

Gattuso ha ricambiato la stima definendo l'invito «un onore» e collocando Gasperini in quella categoria di allenatori che, dopo Sacchi, hanno portato un cambiamento nel calcio italiano.

La malattia agli occhi e il dolore per la sorella

Sul palco del Teatro Sociale, Gattuso ha ripercorso anche i momenti più difficili della sua vita, a partire dalla malattia autoimmune che lo ha costretto a chiudere la carriera da calciatore a soli 34 anni. Si tratta della miastenia oculare, una patologia che provoca diplopia e che richiede un trattamento continuativo a base di cortisone: «Da 15 anni faccio uso di cortisone, altrimenti mi viene la diplopia, che mi impedisce di vedere in maniera corretta».

Il tecnico ha raccontato di aver accettato la malattia e di convivere con essa, ma senza nascondere il peso delle rinunce quotidiane, compresa l'astensione da qualsiasi tipo di alcol da ormai sei o sette anni.

Il momento di maggiore commozione è arrivato quando Gattuso ha ricordato la scomparsa della sorella minore, avvenuta alcuni anni fa. «Darei tutto quello che ho per rivedere mia sorella», ha detto, lasciando trasparire un dolore che il tempo non ha attenuato. Un passaggio che ha segnato profondamente l'intervento, rivelando un lato personale che il tecnico raramente espone in pubblico.

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