L'Italia di Gattuso e la strada per i Mondiali 2026
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Redazione Sport
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Sono trascorsi undici lunghi anni dall’ultima, deludente, apparizione dell’Italia in un campionato del mondo di calcio, un lasso di tempo che pesa come un macigno sulla storia recente della Nazionale e che, ora più che mai, il ct Gennaro Gattuso è chiamato a rimuovere. Quell’esperienza brasiliana del 2014, conclusasi amaramente con l’eliminazione per mano dell’Uruguay di Godin e del noto episodio tra Luis Suarez e Giorgio Chiellini, rappresenta un ricordo sbiadito ma al contempo un monito costante. La vittoria per 5-0 contro l’Estonia nell’esordio di ‘Ringhio’ sulla panchina azzurra, per quanto netta, costituisce soltanto un primo, seppur fondamentale, passo verso la qualificazione al torneo del 2026.
La goleada riflette un’efficacia offensiva ritrovata, con una gamma di centravanti che finalmente sembra trovare la via della rete con maggiore frequenza, sebbene lo stesso risultato – maturato peraltro nel solo secondo tempo – avrebbe potuto essere ancor più ampio e non deve ingenerare facili ottimismi. Quel punteggio, tuttavia, assume un’importanza cruciale nel complicato mosaico della classifica del girone, poiché contribuisce a erodere, seppur di poco, il vantaggio nella differenza reti detenuto dalla Norvegia, una delle dirette concorrenti per il secondo posto.
Proprio la differenza reti, unitamente ai punti conquistati negli scontri diretti, potrebbe rivelarsi un fattore decisivo in un eventuale ex aequo in classifica, rendendo ogni gol segnato o subito un elemento di potenziale contenzioso. La sconfitta, per esempio, nell’impegnativa trasferta in casa d’Israele comporterebbe non solo la perdita di punti preziosi, ma costringerebbe gli azzurri a un’ulteriore rincalcolo, obbligandoli a vincere le restanti partite con margini il più possibile ampi per compensare lo svantaggio.




