Retegui, il gol come certezza per l'Italia di Gattuso

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Oriundo soltanto per l'anagrafe, ormai, Mateo Retegui sta vidimando a suon di gol il suo passaporto italiano e continua a rispondere sul campo a chi, non troppo tempo fa, sollevava dubbi sul suo effettivo attaccamento ai colori azzurri. Quella di Udine è stata infatti la sua decima gara consecutiva da titolare con la maglia della Nazionale, una scelta, quella di Rino Gattuso, che appare sempre più motivata dalla freddezza realizzativa di un giocatore il quale, come ebbe a dire Roberto Mancini andandolo a pescare da una squadra di metà classifica argentina, «è un finalizzatore» e possiede «qualità che in questo momento non abbiamo». Una definizione, questa, che i fatti si sono incaricati di confermare in maniera inequivocabile, trasformando una chiamata che poteva apparire come un azzardo in una scelta quasi profetica.

I numeri di un istinto affilato

Con la doppietta rifilata a Israele, l'attaccante è giunto a quota undici reti in ventiquattro partite indossando la maglia dell'Italia, un rendimento notevole che, tuttavia, non ha convinto del tutto tutti. Qualcuno, come Maurizio Pistocchi, ha voluto approfondire la questione, non condividendo appieno gli elogi e sottolineando come quelle marcature si siano concentrate in gran parte contro selezioni di rango non proprio elevato, da Malta all'Estonia, dal Venezuela a Israele. Un dato di fatto che, se da un lato non offusca il suo istinto affilato sotto porta, dall'altro fornisce una sfumatura diversa a un bottino che, per essere considerato eccellente, avrebbe forse bisogno di essere corroborato anche nelle sfide di maggior spessore.

La freddezza che cancella l'errore

Ciò che colpisce, al di là della statistica, è l'atteggiamento mentale di Retegui, la sua capacità di non farsi influenzare da un momento negativo. Dopo aver fallito un calcio di rigore contro l'Estonia, infatti, non si è perso d'animo e, a distanza di soli tre giorni, si è procurato un'altra chance dal dischetto contro Israele, trasformandola con una freddezza che pochi possiedono. Una dote, questa, che va ben al di là della pura tecnica e che delinea il profilo di un giocatore mentalmente solido, capace di gestire la pressione senza lasciarsi sopraffare dal peso dell'occasione mancata, dimostrando una maturità che è forse il suo vero biglietto da visita.

Un percorso di integrazione senza clamori

Il suo inserimento nel gruppo, d'altronde, è proceduto senza intoppi né polemiche, assecondando quella che era stata la pronta disponibilità iniziale a indossare la maglia azzurra. Un percorso, il suo, che si è sviluppato lontano dai riflettori più abbaglianti, lontano dalle discussioni da bar che spesso accompagnano le naturalizzazioni, costruito giorno dopo giorno in silenzio, attraverso l'unico linguaggio che, nel calcio, conta veramente: quello dei gol. E che ora, con Gattuso in panchina, trova una rinnovata centralità in un attacco che cerca punti di riferimento certi per la rincorsa al Mondiale.

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