Gattuso racconta la malattia agli occhi: «15 anni di cortisone»

Gattuso racconta la malattia agli occhi: «15 anni di cortisone»
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
SPORT Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Sport Redazione Sport   -   Gennaro Gattuso convive da 15 anni con una malattia autoimmune agli occhi che lo ha costretto ad abbandonare il calcio giocato a soli 34 anni. L'attuale allenatore della Lazio ha raccontato le conseguenze della miastenia oculare durante il Festival dello Sport di Trento 2026, intervenendo all'incontro «Non mollare mai». Una testimonianza personale nella quale l'ex centrocampista del Milan e della Nazionale ha spiegato come la patologia abbia cambiato la sua vita, obbligandolo a seguire una terapia farmacologica continuativa e a modificare profondamente le proprie abitudini quotidiane.

La miastenia oculare e la terapia necessaria per continuare a vedere bene

«Avevo ancora molto da dare», ha ricordato Gattuso parlando della fine della sua carriera da calciatore. La malattia gli provocava disturbi visivi che rendevano difficile proseguire l'attività agonistica. Il tecnico ha spiegato di soffrire di diplopia, un'alterazione della vista che determina la percezione doppia delle immagini. Per controllare i sintomi deve ricorrere al cortisone o a farmaci immunosoppressori, senza i quali la sua capacità visiva peggiora. Una condizione che richiede attenzione costante, anche perché le cure incidono su diversi aspetti della vita quotidiana.

La miastenia è una patologia autoimmune cronica nella quale il sistema immunitario interferisce con la trasmissione dei segnali tra nervi e muscoli. Nella forma oculare interessa soprattutto i muscoli responsabili dei movimenti degli occhi e delle palpebre, provocando disturbi come visione doppia e abbassamento palpebrale. La gravità dei sintomi varia da persona a persona e, in alcune forme della malattia, la debolezza muscolare può coinvolgere anche altre parti del corpo. Durante l'intervento a Trento, l'ex azzurro ha ricordato persone affette dalla stessa patologia costrette a trascorrere quattro o cinque mesi a letto, incapaci di muoversi normalmente.

La terapia ha imposto cambiamenti importanti anche nell'alimentazione. Gattuso ha raccontato di non bere alcolici da quasi sette anni e di prestare particolare attenzione a ciò che mangia per limitare gli effetti indesiderati del trattamento. L'assunzione prolungata di corticosteroidi può infatti favorire l'aumento di peso, un problema che l'allenatore cerca di controllare attraverso una disciplina alimentare rigorosa. Ha ammesso che assumere farmaci ogni giorno non è semplice e che, nel corso degli anni, ha attraversato anche momenti nei quali avrebbe voluto interrompere le cure. Ha però imparato a convivere con la patologia, adattando le proprie abitudini alle necessità del trattamento.

Il dolore per la morte della sorella Francesca

Nel corso dell'incontro, condotto dal giornalista Luigi Garlando, l'ex commissario tecnico della Nazionale ha affrontato anche uno degli episodi più dolorosi della propria vita: la perdita della sorella minore Francesca. La donna è morta il 2 giugno 2020, a 37 anni, nell'ospedale di Busto Arsizio. Gattuso ha raccontato quanto continui a soffrire per la sua assenza e ha confidato che sarebbe disposto a rinunciare a tutto ciò che possiede pur di trascorrere ancora un'ora insieme a lei. Tra gli aspetti che più lo colpiscono c'è anche il fatto di non riuscire a sognarla, una circostanza che gli provoca un profondo dispiacere.

Parlando della famiglia, l'allenatore ha ricordato di avere ancora entrambi i genitori e ha riflettuto sul dolore di una madre e di un padre che sopravvivono a un figlio. Ha spiegato che diventare genitori non prepara ad affrontare una perdita di questo genere, nemmeno quando si è già attraversata una lunga esperienza di sofferenza personale. Nel suo racconto ha distinto le difficoltà legate alla salute, con le quali ha imparato a convivere attraverso le cure, da quelle provocate dalla scomparsa di una persona cara. Un lutto che ha segnato profondamente anche il suo rapporto con gli affetti familiari.

Dal ritiro nel 2013 alla panchina della Lazio

Gattuso ha concluso la carriera da calciatore nel maggio 2013, dopo l'esperienza con gli svizzeri del Sion, squadra nella quale aveva ricoperto anche il ruolo di allenatore. Da tecnico ha successivamente lavorato in diversi campionati europei, guidando tra le altre Napoli, Valencia, Marsiglia e Hajduk Spalato, prima dell'esperienza alla guida della Nazionale italiana. Nell'intervento al Festival dello Sport ha parlato anche del suo arrivo sulla panchina biancoceleste, spiegando di avere inizialmente rifiutato più volte la proposta del presidente Claudio Lotito. Ha accettato l'incarico dopo avere valutato le difficoltà della squadra e le possibilità di lavorare con il gruppo di giocatori a disposizione.

Il tecnico ha inoltre affrontato il tema dell'assenza dei tifosi allo stadio Olimpico, legata alla protesta contro la società. Ha spiegato che giocare davanti a spalti quasi vuoti priva i calciatori di una spinta importante, sottolineando quanto il sostegno del pubblico incida sull'atmosfera delle partite. Parlando di Davide Frattesi, ha ricordato di averlo già allenato in Nazionale e di avergli consigliato di assumersi maggiori responsabilità nella propria carriera, senza accontentarsi di un ruolo marginale. Si è soffermato anche sul rapporto con Gian Piero Gasperini, ricordando le telefonate di incoraggiamento ricevute dal collega durante la sua esperienza sulla panchina del Milan.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.