Fratoianni a Bruxelles: "Sospendere l'accordo Ue-Israele, i cittadini europei decidano"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La richiesta, netta e senza compromessi, è quella di sospendere integralmente l’Accordo di associazione che vincola l’Unione europea a Israele, un patto commerciale e politico che, secondo i promotori di una nuova iniziativa, rende Bruxelles complice di quanto accade nei Territori Palestinesi. A lanciare l’appello, presentato ufficialmente a Bruxelles, è stata l’European Left Alliance, l’organizzazione politica nata all’interno della famiglia della Sinistra europea a cui ha aderito anche Sinistra Italiana. Lo slogan che campeggia sulla campagna, “Giustizia per la Palestina: fermiamo il commercio con i criminali!”, lascia poco spazio a interpretazioni, denunciando un quadro di violazioni dei diritti umani e riferendosi esplicitamente al contesto di Gaza.

L'iniziativa dei cittadini e la mobilitazione

La strategia scelta per esercitare pressione sulle istituzioni comunitarie è quella dell’Iniziativa dei Cittadini Europei, strumento di democrazia partecipativa che, raccogliendo almeno un milione di firme valide in un certo numero di stati membri, obbliga la Commissione europea a esaminare una proposta legislativa. La raccolta, partita ufficialmente in queste ore, punta a tradurre in un atto concreto la protesta di una parte della società civile e della politica del continente, la quale ritiene inaccettabile che l’Unione continui a mantenere rapporti preferenziali con Tel Aviv mentre, come ha dichiarato Nicola Fratoianni, “in Palestina non c’è la pace, ma una tregua violata sistematicamente dall’esercito israeliano”. Il segretario di Sinistra Italiana, presente alla conferenza stampa di lancio insieme alla relatrice speciale Onu Francesca Albanese, ha sottolineato come l’impegno debba rimanere alto nonostante il calo di attenzione mediatica sui fatti della regione.

Il contenuto politico della richiesta

L’obiettivo della mobilitazione trascende la semplice denuncia, proponendosi di interrompere un rapporto strutturato che, da anni, definisce il quadro delle relazioni bilaterali, favorendo gli scambi economici e la cooperazione politica. I promotori sostengono che tale accordo, nella situazione attuale, sia moralmente e giuridamente insostenibile, configurando una forma di sostegno indiretto a operazioni militari e a politiche di occupazione. La presenza di una figura come quella della relatrice Albanese, il cui mandato Onu si concentra proprio sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, conferisce un ulteriore peso alle argomentazioni portate avanti dall’Alleanza, le quali si fondano sul diritto internazionale e sulla protezione delle popolazioni civili.

Le implicazioni di una possibile sospensione

La sospensione dell’intesa, qualora l’iniziativa raccogliesse il necessario sostegno e trovasse un riscontro nelle sedi istituzionali, avrebbe ripercussioni concrete sul piano economico e diplomatico, segnando una frattura significativa in un partenariato di lunga data. Tale mossa, del resto, rappresenterebbe l’applicazione di una clausola – quella sul rispetto dei diritti umani – che è parte integrante dell’accordo stesso e che, secondo gli attivisti, è stata palesemente disattesa. La campagna si inserisce in un dibattito europeo già acceso, nel quale si scontrano diverse visioni sulla politica estera e sul ruolo dell’Unione come attore globale, chiamata a bilanciare interessi strategici, principi fondanti e pressioni della propria opinione pubblica.

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