Conte ct, l’auto-candidatura e il pressing di De Laurentiis: «Se me lo chiedesse, accetterei»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tecnico del Napoli, Antonio Conte, non ha mai amato gli equivoci. E la sua ultima uscita pubblica, quella seguita alla vittoria sul Milan al Maradona – un successo che ha permesso agli azzurri di scavalcare proprio i rossoneri al secondo posto in classifica – ne è la prova più lampante. Interrogato sul fronte che più infiamma il dibattito calcistico del momento, ovvero la sua possibile chiamata sulla panchina della Nazionale, Conte ha lasciato cadere ogni schermo retorico. «È giusto che il mio nome faccia parte di un lotto di candidati», ha dichiarato con quella schiettezza che lo contraddistingue, aggiungendo quasi una provocazione auto-riflessiva: «Se fossi il presidente federale, mi prenderei in considerazione». Una frase, quest’ultima, che pesa come un macigno nel dibattito perché trasforma una semplice intervista post-partita in una dichiarazione di intenti. Non una candidatura formale, certo, ma poco ci manca.

La posizione di De Laurentiis e il nodo della disorganizzazione

La reazione del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, non si è fatta attendere. Interpellato dall’emittente Calcionapoli24.it, il patron ha risposto con la consueta franchezza manageriale, aprendo uno squarcio sul rapporto complesso che lo lega all’allenatore. «Se me lo chiedesse Antonio, lo lascerei andare senz’altro», ha spiegato, mettendo in chiaro che non ci sarebbero veti da parte del club partenopeo. Tuttavia, la frase successiva è quella che delinea il vero ostacolo: «Ma visto che è un uomo intelligente, finché non esiste un interlocutore serio – e fino adesso non ce ne sono stati – credo che non si immagini a capo di qualcosa così disorganizzato». Parole pesanti, quelle di De Laurentiis, che dipingono l’ambiente federale come un cantiere privo di una guida credibile, quasi un azzardo per un professionista del calibro di Conte. L’implicito, nel ragionamento del presidente, è chiaro: senza una riforma strutturale e figure apicali all’altezza, nessun tecnico di valore accetterebbe di tornare sulla panchina azzurra.

Pedullà e la teoria dei due anni: «Poi il rapporto scoppia»

A gettare ulteriore benzine sul fuoco ci ha pensato Alfredo Pedullà, noto giornalista di Sportitalia, intervenuto sul proprio canale YouTube per analizzare la candidatura lampo del salentino. Pedullà ha introdotto un elemento quasi cronachistico, legato alla ciclicità dei rapporti tra Conte e i suoi presidenti. «Poi si dovranno incontrare entrambi, dico Conte e De Laurentiis, perché dopo due anni il rapporto scoppia, perché dopo due anni bisogna voltare pagina», ha scandito il giornalista, tratteggiando un destino già scritto secondo la sua lettura. Il motivo, ha aggiunto, risiederebbe nella natura stessa del tecnico: «Perché al terzo anno, eh, sarebbe complicato trovare una chiave di lettura e soprattutto Conte continuerebbe a chiedere acquisti su acquisti». Una previsione, la sua, che non fa i conti con l’emotività ma con la storia recente dell’allenatore, da sempre propenso a forzare la mano sul mercato fino all’usura del rapporto con la proprietà.

Il precedente di Euro 2016 e gli endorsement di Zoff e Capello

Mentre il presente parla di Napoli e di aggancio al Milan, il passato di Conte in azzurro rimane un argomento ineludibile. La sua prima esperienza sulla panchina della Nazionale, culminata nel cosiddetto “miracolo” di Euro 2016 – quando un’Italia data per moribonda eliminò la Spagna campione in carica prima di arrendersi ai rigori con la Germania – rappresenta ancora oggi un biglietto da visita difficile da eguagliare. Lui stesso, dopo la vittoria sul Milan, ha ricordato quel legame: «Sono già stato sulla panchina della nazionale, conosco l’ambiente...». Parole che hanno riaperto una sorta di dibattito tra gli ex. A sostenere la sua candidatura, del resto, si sono fatti sentire due pesi massimi come Dino Zoff e Fabio Capello, entrambi convinti che l’uomo giusto al posto giusto sia proprio il salentino. Un endorsement che non aggiunge nulla alla volontà della Federazione, ma che certifica quanto il nome di Conte tenga banco in un’ipotetica rosa di papabili eredi dell’attuale commissario tecnico.

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