De Laurentiis: «Conte ct? Se me lo chiedesse direi di sì. Ma la federazione è disorganizzata»
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Redazione Sport
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Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli e del Bari, non usa mezze misure quando si parla di Antonio Conte e della panchina della Nazionale. In un’intervista rilasciata a CalcioNapoli24, il produttore cinematografico diventato vulcano del pallone ha aperto a una soluzione che, sulla carta, farebbe sognare molti tifosi: l’ex tecnico del Chelsea, della Juventus e dell’Inter, oggi alla guida dei partenopei, potrebbe davvero diventare il prossimo commissario tecnico. «Se me lo chiedesse Antonio – ha dichiarato De Laurentiis – penso che direi di sì». Una frase che sembra una benedizione, ma che cela, come spesso accade nel linguaggio dell’imprenditore campano, più di un’ombra.
Il problema, spiega lo stesso De Laurentiis, non è la volontà dell’allenatore semmai questa volontà potesse manifestarsi, quanto piuttosto lo stato di salute della governance calcistica italiana. «Poiché Conte è molto intelligente – prosegue il presidente – fintantoché non esiste un interlocutore serio, e fino ad adesso non ce ne sono stati, credo che lui desisterebbe nell’immaginarsi a capo di un qualche cosa completamente disorganizzata». Un’affermazione che pesa come un macigno, perché non mette in discussione le competenze tecniche dell’attuale ct (Luciano Spalletti, ndr), bensì la struttura federale nel suo complesso.
La posizione di De Laurentiis su Malagò e i vertici federali
Lo stesso De Laurentiis, nel corso dell’intervista, ha speso parole di stima per Giovanni Malagò, presidente del Coni, definendolo «perfetto» per il ruolo che ricopre. Un endorsement netto, che però viene subito bilanciato da una condizione: «Devono cambiare tante cose». Una frase volutamente vaga, ma che lascia intendere come, agli occhi del patron azzurro, la Figc non sia oggi un interlocutore credibile per un tecnico del calibro di Conte. Non si parla di soldi, di contratti o di clausole rescissorie; si parla, piuttosto, di metodo, di organizzazione e di visione.
Conte e il tormentone Nazionale: cosa emerge dalle indiscrezioni
Non è un mistero che Antonio Conte sia stato più volte accostato alla panchina azzurra, anche prima dell’approdo di Spalletti. Lui stesso, in passato, aveva lasciato intendere – con quella sua consueta schiettezza – che «se fossi presidente federale, penserei a me». Una battuta che è diventata virale, alimentando speranze e titoli a effetto. Eppure, la realtà raccontata da De Laurentiis è spietata: finché la federazione non si presenterà con un progetto serio, organico e privo delle disfunzioni che da anni ne rallentano l’operato, un professionista esigente come Conte difficilmente accetterà.
Tra sogni di gloria e macchina organizzativa da ripensare
Il tema, insomma, non è solo tecnico né tantomeno legato alla volontà di De Laurentiis di “prestare” o meno il proprio allenatore. Il punto è un altro, ed è strutturale: la Nazionale, per come è oggi gestita, rappresenterebbe per un uomo abituato a lavorare con spazi e poteri chiari un territorio minato. Le parole del patron del Napoli – che ha costruito due scudetti (1987, 1990 con il Bari? No, ndr, ma lui è patron del Napoli dal 2004, e lo scudetto del 2023 è il primo del suo ciclo) – non vanno lette come un veto, ma come un avvertimento. La disponibilità c’è, a patto che dall’altra parte qualcuno si metta in gioco per davvero. E che lo faccia subito, prima che l’entusiasmo – già fragile – si trasformi in un’altra occasione mancata.




