Conte si candida alla panchina azzurra e De Laurentiis gli apre la porta: “Se me lo chiedesse, direi di sì”
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Redazione Sport
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La vittoria sul Milan, quella che proietta il Napoli al secondo posto in classifica a sette lunghezze dall’Inter di Chivu, non serve solo a tenere vivo un campionato che sembrava ormai archiviato. Per Antonio Conte, abituato a leggere la partita dentro e fuori dal campo, il successo di misura contro i rossoneri rappresenta il pretesto perfetto per lanciare un segnale chiaro, diretto a Coverciano. Nella conferenza stampa post-partita, l’allenatore salentino ha di fatto aperto le porte a un suo ritorno sulla panchina della Nazionale a dieci anni di distanza dall’ultima esperienza, giocando d’anticipo rispetto alle logiche di mercato che porteranno all’elezione del successore di Gravina il prossimo 22 giugno. Le sue parole – “Se fossi il presidente della Federazione mi prenderei in considerazione” – non lasciano spazio a fraintendimenti, anche se l’ex ct ha volutamente ricordato come ci sia ancora un contratto in essere con il Napoli e un incontro programmato con il presidente per discutere del futuro.
L’intreccio tra lo scudetto e il dopo-Gravina
La candidatura, per quanto informale, arriva in un momento delicatissimo per il calcio italiano. La mancata qualificazione ai Mondiali ha innescato una crisi profonda alla Figc, e il nome di Conte rappresenta per molti la soluzione ideale per ricostruire un’identità perduta. Lui stesso, nel corso dell’intervista, ha sottolineato l’amarezza per i toni trionfalistici che ci sarebbero stati in caso di qualificazione (seppur sofferta), contrapponendoli al disfattismo attuale: “Dopo tre Mondiali bisogna fare qualcosa di serio”. Tuttavia, la strada che porta alla panchina azzurra è lastricata di ostacoli concreti. Il primo si chiama Aurelio De Laurentiis, il patron del Napoli che, dalla premiere del documentario sul quarto scudetto a Los Angeles, ha risposto a tono alle dichiarazioni del suo allenatore. La sua posizione è un capolavoro di realismo politico: “Se me lo chiedesse Antonio penso di sì”, ha ammesso, salvo poi aggiungere una postilla sostanziale sulla condizione attuale della governance calcistica italiana.
Il “sì” condizionato di De Laurentiis e la riforma della Figc
Il presidente del Napoli, insomma, non si opporrebbe a priori alla partenza del suo tecnico, ma lancia un avvertimento che suona quasi come una provocazione nei confronti della Federcalcio. Conte, nelle intenzioni del patron, è troppo intelligente per accettare un incarico in una “cosa completamente disorganizzata”. Questa frase, apparentemente generica, nasconde una critica strutturale che De Laurentiis ha dettagliato senza mezzi termini, riferendosi al peso specifico della Serie A all’interno dell’assemblea federale. Il suo attacco è diretto: “La serie A ha soltanto il 18% federativamente parlando, mentre i dilettanti e i calciatori hanno la maggioranza. Questa è un’assurdità”. In questo contesto, il nome di Malagò viene indicato come l’uomo giusto per fare da commissario e traghettare la riforma, ma solo a patto che si azzeri un sistema che, secondo De Laurentiis, scarica sulla massima serie un peso economico – ben 130 milioni l’anno – senza concederle la giusta rappresentanza.
L’episodio che vale il sorpasso e la corsa a due
Tornando al rettangolo verde, dove spesso si trovano le risposte più autentiche, il Napoli ha dimostrato di saper soffrire e colpire nel momento decisivo. La gara contro il Milan, definita “bloccata” e con “poco spettacolo” dalle cronache, è stata decisa da un episodio al settantanovesimo minuto: l’ingresso di Politano, uno dei cambi azzeccati di Conte, ha sbloccato il risultato finalizzando un’azione avviata da Alisson Santos. Questo successo, il quinto consecutivo, consegna al Napoli il ruolo di “anti-Inter” a sette lunghezze dai nerazzurri, una distanza che, seppur significativa, tiene accesa la fiammella della rimonta in un campionato ormai entrato nel vivo delle ultime sette giornate. Se da un lato la squadra di Chivu sembra avere il vantaggio psicologico e il calendario dalla sua parte, dall’altro il gruppo di Conte ha dimostrato di saper reggere la pressione, come confermato dalle parole del tecnico: “Dobbiamo continuare ad avere la voglia di difendere lo scudetto fino alla fine, cosa che in alcuni momenti non siamo riusciti a fare”. A differenza di un anno fa, però, l’inerzia sembra pendere verso Milano, ma la resilienza mostrata dal Napoli in questa fase della stagione impone il massimo rispetto da parte della capolista.




