Gli Usa bombardano l'Iran e Riad prepara una coalizione internazionale per il Mar Rosso

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Comando centrale degli Stati Uniti ha annunciato di aver portato a termine una "serie di duri" attacchi contro l'Iran, azione militare che si inserisce in un contesto di crescenti tensioni in Medio Oriente e che ha visto, per la prima volta, l'Arabia Saudita partecipare attivamente alle operazioni militari nella regione, segnando una svolta significativa nella strategia di Riad.

L'esercito statunitense, attraverso una dichiarazione del Centcom, ha reso noto di aver "colpito decine di obiettivi del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche in Iran", tra cui centri di comando, installazioni missilistiche e siti di difesa costiera, in risposta ai "tentati attacchi" di Teheran contro le basi americane in Medio Oriente.

Parallelamente, l'Arabia Saudita ha deciso di rompere gli indugi e sta lavorando attivamente alla creazione di una coalizione navale multinazionale, con l'obiettivo dichiarato di proteggere le rotte commerciali del Mar Rosso dalle milizie Houthi, filo-iraniane, in quella che rappresenta una delle svolte più rilevanti nell'equilibrio di potere del Golfo.

La svolta saudita: dal pragmatismo economico all'azione militare

Fino a pochi mesi fa, il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva perseguito una linea politica chiara, incentrata sul progetto di trasformazione economica del regno per allontanarlo dalla dipendenza dal petrolio e trasformarlo in una potenza globale nel commercio e nei servizi, e la cosiddetta "pacificazione" con l'Iran, mediata dalla Cina nel 2023, sembrava aver consolidato questa strategia di lungo termine.

Negli ultimi dieci anni, Riad ha cercato di convivere con l'influenza iraniana in Iraq, Siria, Libano e Yemen, arrivando a ristabilire le relazioni diplomatiche con Teheran, ma l'escalation degli ultimi giorni ha mostrato i limiti di questa politica. Il coinvolgimento diretto dell'Arabia Saudita negli attacchi contro le milizie in Iraq, insieme agli Stati Uniti, segna un'abbandono del dogma del non intervento diretto, un cambiamento radicale che rischia di spaccare in due il Medio Oriente e che arriva dopo cinque mesi in cui Riad si era tenuta accuratamente fuori dal conflitto regionale.

La minaccia Houthi e la chiusura di Hormuz

Il movente principale di questa nuova offensiva diplomatica e militare saudita risiede nella crescente minaccia rappresentata dagli Houthi nello specchio d'acqua del Mar Rosso, una minaccia resa ancora più pressante dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha costretto il regno a reindirizzare gran parte delle proprie esportazioni di greggio verso i terminali di Yanbu, sul Mar Rosso.

Gli Houthi, allineati con l'Iran, hanno annunciato il 20 luglio un blocco navale contro l'Arabia Saudita, giustificandolo come risposta al "blocco" saudita contro lo Yemen, e da allora hanno rivendicato attacchi contro petroliere saudite e infrastrutture energetiche, minacciando la principale arteria commerciale del mondo.

L'iniziativa di Riad, che prevede la creazione di una coalizione internazionale con un comando saudita, mira a proteggere questa rotta vitale, garantendo la sicurezza energetica del regno e, di riflesso, quella globale, in un momento in cui il traffico navale attraverso Bab al-Mandab è crollato drasticamente, passando da oltre settanta navi al giorno a una manciata nell'ultimo fine settimana.

Una coalizione internazionale a guida saudita

Secondo quanto riportato da diverse fonti, tra cui l'agenzia ANSA e Al Monitor, l'Arabia Saudita ha invitato circa 50 Paesi a partecipare a questa coalizione, che potrebbe includere nazioni come Egitto, Sudan, Gibuti, Pakistan, Qatar, Bahrein e Kuwait, oltre a potenze occidentali come Stati Uniti, Francia, Germania e Italia, che sono già presenti nell'area con la missione europea Aspides.

La composizione della coalizione, tuttavia, non è ancora stata definita e le discussioni sono in corso, con alcune fonti che sottolineano come senza il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti l'iniziativa rischi di non decollare. Significativa, inoltre, l'assenza di alcuni attori chiave come gli Emirati Arabi, che non sarebbero stati nemmeno invitati, a dimostrazione delle complesse dinamiche regionali che continuano a influenzare le alleanze nel Golfo.

La risposta americana e il piano contro l'Iran

In parallelo alla mobilitazione saudita, gli Stati Uniti hanno intensificato la loro campagna militare contro l'Iran, con una nuova ondata di raid che ha colpito decine di obiettivi delle Guardie Rivoluzionarie, e si dice che al presidente Trump sia stato presentato un piano per intensificare ulteriormente i bombardamenti e ridurre le capacità missilistiche di Teheran nell'arco di due settimane.

La stretta coordinazione tra Washington e Riad, con l'Arabia Saudita che per la prima volta si unisce alle azioni militari statunitensi, rappresenta un fronte comune contro l'asse iraniano, che si estende dallo Yemen all'Iraq, e che mira a contrastare le ambizioni egemoniche di Teheran nella regione.

La decisione di Riad di abbandonare la sua tradizionale cautela, dettata dalla volontà di proteggere il suo progetto di riforme economiche, segna un punto di non ritorno, trasformando il regno da attore diplomatico a protagonista militare in un conflitto che rischia di destabilizzare l'intero Medio Oriente per un lungo periodo.

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