L'Ue isolata, mentre fra Washington e Mosca soffia un nuovo vento

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La strategia perseguita dall'Unione europea, la quale mirava con determinazione a isolare la Russia sul palcoscenico globale, ha prodotto un esito diametralmente opposto, finendo per accrescere l'isolamento del Vecchio Continente. I responsabili della Commissione, i quali non colsero un anno fa il radicale mutamento della direzione del vento geopolitico, hanno seguito una strada che ha condotto a quello che molti analisti definiscono, senza mezzi termini, un suicidio strategico. La missione apparentemente impossibile di far convergere le posizioni di Stati Uniti e Russia, invero, è stata compiuta, ma non a vantaggio di Bruxelles: l'intransigenza europea, infatti, è risultata essere il collante inatteso che ha avvicinato Washington e Mosca, lasciando l'Europa in una posizione di marcata debolezza.

La spola diplomatica e l'ombra della "tregua di Natale"

Prosegue intanto, e anzi accelera i suoi ritmi, la complessa attività diplomatica transatlantica, la quale ruota attorno al futuro dell'Ucraina. Se il mal celato obiettivo della Casa Bianca di Donald Trump pare essere l'ottenimento di una "tregua di Natale", il recente vertice di Londra fra i leader di Germania, Francia e Regno Unito ha lavorato per limare la famosa bozza negoziale contenente i venti punti già sul tavolo dell'amministrazione americana. Le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, rilasciate a Politico e percepite come un ultimatum alle nazioni europee in "decadenza", hanno trovato un'eco favorevole oltre il Cremlino, il quale ha fatto sapere che tali posizioni "sono in linea con le nostre".

I nodi del piano di pace e la "soluzione coreana"

Il quadro che emerge dalle consultazioni, delle quali si ha notizia, delinea un potenziale accordo i cui contorni si fanno via via meno sfumati. L'opinionista David Ignatius, nel Washington Post, afferma che uno sforzo di pace, "nonostante le fragili fondamenta", appare "in parte promettente", soprattutto perché gli inviati di Trump sembrano riconoscere che la migliore protezione per Kiev risieda in un mix di garanzie di sicurezza obbligatorie e futura prosperità economica. La bozza aggiornata del piano, che Kiev ha inviato a Washington dopo giorni di consultazioni con i principali capitali europei, affronta i nodi critici del conflitto, come la questione del Donbass e il controllo della centrale nucleare di Zaporizhia, prospettando anche scenari simili a una "pace alla coreana", che prevederebbe una divisione territoriale di fatto.

Il vertice in bilico e le mosse della diplomazia

La partita si gioca ora su un terreno delicatissimo, dove ogni mossa è calibrata. La possibilità di un vertice nel fine settimana fra Unione europea, Stati Uniti e Ucraina è nell'aria, ma la sua realizzazione non è affatto scontata. Lo stesso Trump ha dichiarato che, nonostante la volontà espressa dagli europei, la decisione finale verrà presa "in base alle modifiche" apportate al piano di pace. Questo stato di attesa, mentre i colloqui proseguono a ritmi serrati, lascia intendere che le prossime ore potrebbero essere decisive per tracciare una road map concreta, la quale, in un modo o nell'altro, segnerà il futuro assetto dell'intera regione.

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