Val Ridanna, la slavina non dà tregua: morta Laura Santino, terza vittima in tre giorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Si è chiuso nella notte, tra i reparti di terapia intensiva della Clinica universitaria di Innsbruck, il capitolo più doloroso della tragedia che ha sconvolto l’alta Val Ridanna. Laura Santino, ventiseienne psicologa originaria di Gavardo ma residente a Vestone, nella Bassa Valsabbia, non ce l’ha fatta. Ricoverata in condizioni giudicate subito disperate dopo essere stata travolta, insieme ad altri scialpinisti, da una massa di neve di enormi proporzioni, la giovane donna è deceduta nel corso della notte, portando a tre il numero delle vittime di quella che ormai si configura come una delle più gravi sequenze di incidenti valanghivi degli ultimi anni sull’arco alpino altoatesino.

Il bilancio, già tragico dopo il recupero dei due uomini rimasti sepolti sotto la slavina, si è aggravato ulteriormente nelle ore successive, nonostante i tentativi disperati dei sanitari austriaci di stabilizzare la paziente. Il gruppo di scialpinisti, di cui faceva parte anche il marito della psicologa, era stato sorpreso dal distacco attorno alle 11.40 di sabato 21 marzo, sotto Cima d’Incendio, a una quota particolarmente esposta. La valanga, che si è staccata senza lasciare margini di reazione, aveva già causato la morte sul colpo di Martin Parigger, 62 anni, guida alpina originaria proprio di Ridanna, e di Alexander Froetscher, 56 anni, austriaco da tempo residente in zona. Due ulteriori componenti del gruppo, estratti vivi dalla neve, avevano riportato gravi lesioni, senza correre però, in un primo momento, pericolo di vita.

Il recupero in Valle Aurina e il pericolo invisibile

Mentre i soccorsi in Val Ridanna si concentravano sulla ricostruzione della dinamica e sulle condizioni dei feriti, gli operatori del soccorso alpino erano impegnati su un altro fronte, non meno drammatico, in Valle Aurina. È stato recuperato senza vita il della scialpinista austriaca di 57 anni dispersa da venerdì: la donna, secondo le prime ricostruzioni, era precipitata per circa settecento metri lungo un pendio roccioso particolarmente impervio dopo il cedimento di una cornice di neve dalla cresta del Monte Nevoso, nel gruppo montuoso delle Vedrette di Ries. Un incidente che, per dinamica, rientra nella stessa categoria di rischio di quello avvenuto a poche decine di chilometri di distanza: il distacco improvviso di masse nevose dovuto a strutture fragili, aggravato da un manto instabile che, in queste settimane, ha reso insidiosi anche itinerari considerati abituali.

Le operazioni di ricerca, condotte in condizioni meteorologiche variabili e su un terreno esposto a ulteriori distacchi, hanno richiesto l’impiego di unità cinofile e di tecnici eliportati, i quali hanno potuto constatare come la violenza della caduta non avesse lasciato scampo. Gli esperti del soccorso alpino, interpellati a caldo sulle due emergenze, hanno sottolineato più volte l’ingannevolezza del contesto: un pericolo, quello legato alle valanghe, che in questo periodo dell’anno si manifesta spesso in assenza di segnali evidenti, nascondendosi dietro una neve a tratti compatta ma sorretta da strati più deboli e profondi.

Un bollettino di tre giorni segnato dalla fatalità

La sequenza di eventi, concentratasi in un arco temporale di appena settantadue ore, ha messo a dura prova i sistemi di emergenza dell’Alto Adige, costretti a coordinare interventi su due valli distanti e con caratteristiche orografiche differenti. La salma della guida alpina Parigger, figura molto conosciuta nel fondovalle di Ridanna, era stata recuperata già nelle prime ore successive alla slavina, così come quella di Froetscher. I due feriti, estratti con tecniche di ricerca in arti misti, erano stati inizialmente stabilizzati sul posto prima di essere trasferiti in strutture ospedaliere di Bolzano e, nel caso dei casi più gravi, verso il centro traumatologico di Innsbruck, dove è stata trasportata anche Laura Santino.

La giovane psicologa, arrivata in ospedale in condizioni critiche con un trauma toracico e ipotermia severa, era stata sottoposta a un intervento immediato per tentare di arginare le conseguenze delle lesioni riportate durante il trascinamento sotto la neve. La sua scomparsa, avvenuta dopo ore di agonia, ha trasformato quella che inizialmente sembrava una tragedia dai contorni definiti in un lutto che coinvolge ora tre famiglie, collegate dal filo rosso di una pratica, quella dello scialpinismo, vissuta con passione ma esposta a margini di rischio che nemmeno la conoscenza del territorio, nel caso della guida alpina, è riuscita a neutralizzare.

Le indagini e l’attenzione sul contesto nivologico

Sulla dinamica esatta del distacco in Val Ridanna stanno ora lavorando gli inquirenti, supportati dai tecnici della neve e dai carabinieri forestali, che hanno effettuato i primi sopralluoghi nella zona dell’incidente. L’obiettivo, come accade in questi casi, è ricostruire con precisione l’ora e il punto di distacco per comprendere se fattori legati all’esposizione o alla conformazione del pendio abbiano giocato un ruolo determinante. Non si esclude che le verifiche si concentrino anche sulla valutazione del rischio percepito rispetto a quello effettivamente dichiarato dai bollettini provinciali, in una stagione in cui l’alternanza tra gelo e temperature miti ha creato strutture nevose particolarmente complesse.

Per il momento, le autorità locali hanno evitato dichiarazioni sulle eventuali responsabilità, limitandosi a ribadire la necessità di un approccio prudente in tutte le uscite fuoripista, anche quando accompagnati da professionisti del settore. L’attenzione, oltre che sulle famiglie delle vittime, resta concentrata sulle condizioni dei due feriti ricoverati, per i quali i medici mantengono una prognosi riservata pur avendo escluso, in questa fase, un peggioramento delle condizioni cliniche. Il di Laura Santino sarà trasferito nei prossimi giorni a Vestone, dove la comunità della Valsabbia si prepara a un nuovo, doloroso saluto.

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