Papilloma virus, un'infezione comune che minaccia la salute di tutti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Circa otto adulti su dieci, nel corso della propria vita e attraverso i rapporti intimi – che costituiscono la via di trasmissione principale nel 95% dei casi –, contraggono l'infezione da Papilloma virus umano, un agente patogeno di cui sono stati individuati quasi duecento ceppi diversi. Di questi, alcuni sono definiti oncogeni, poiché capaci di innescare processi tumorali in diverse aree del corpo, dal collo dell'utero al cavo orofaringeo, fino al tratto ano-genitale e al distretto testa-collo, provocando complessivamente, ogni anno sul territorio nazionale, settemilacinquecento nuove diagnosi di neoplasia.

La minaccia per la salute maschile

Sebbene spesso associato prevalentemente ai rischi per la salute femminile, il virus rappresenta un pericolo concreto anche per gli uomini, dei quali è, infatti, la principale causa di oltre duemilaquattrocento casi di cancro e tremila decessi annuali. L'infezione, la cui presenza residua può talvolta verificarsi anche in contesti come l'utilizzo di servizi igienici pubblici, sebbene in misura residuale, può compromettere la fertilità, in particolare quella maschile: la prevalenza del DNA dell'HPV nello sperma, non a caso, risulta quasi doppia tra i pazienti infertili, attestandosi attorno al 20%, rispetto all'11% riscontrato nel resto della popolazione.

La strategia preventiva integrata

Verso un'Italia libera dall'HPV, la strada maestra per eliminare il tumore della cervice uterina e ridurre significativamente l'incidenza degli altri tumori HPV-correlati passa necessariamente per un approccio preventivo che integri strumenti differenti. Questo binario è ancor più cruciale per la popolazione maschile, per la quale, al momento, non esiste uno screening specifico paragonabile a quello offerto alle donne, rendendo la vaccinazione l'unico presidio davvero efficace su larga scala.

L'allarme sulle basse coperture vaccinali

Proprio sui tassi di immunizzazione, però, si registra un ritardo preoccupante, con dati ancora molto lontani dagli obiettivi prefissati dalle istituzioni sanitarie internazionali. Se tra le giovani femmine la copertura raggiunge a malapena poco più del 70%, tra i maschi, soprattutto nelle coorti di nascita del 2003 e 2004, si scende addirittura sotto una soglia critica del 20%, lasciando una fetta consistente di giovani senza le adeguate difese contro un virus così diffuso e potenzialmente pericoloso.

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