L’Italia delle ferie negate: ormai anche le vacanze sono un lusso per pochi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Quella che un tempo era considerata un’abitudine consolidata, quasi un diritto acquisito, oggi si è trasformata in un privilegio riservato a una minoranza. Nel 2025, solo il 43,2% degli italiani potrà permettersi di partire, mentre gli altri – oltre 8,4 milioni di persone – resteranno a casa, schiacciati da stipendi fermi e costi sempre più insostenibili. Tra chi ce la fa, più della metà opterà per soggiorni brevi, spesso limitati a tre o cinque notti, magari sfruttando l’ospitalità di parenti o amici per tagliare le spese.

I dati, raccolti da Facile.it in collaborazione con EMG Different, rivelano una realtà amara: quasi il 70% di chi rinuncia lo fa perché non ha i mezzi economici per affrontare anche una settimana di relax. Un paradosso, in un Paese che vanta alcune delle mete turistiche più ambite al mondo, dove il mare, le montagne e i borghi storici sono parte integrante dell’identità collettiva. Ma quando un ombrellone in prima fila può costare fino a 354 euro a settimana – con rincari del 9% in località come Alghero, secondo Altroconsumo – è inevitabile che molti si arrendano prima ancora di aver provato a prenotare.

Le spiagge, però, non sono l’unico fronte su cui gli italiani si trovano a fare i conti con l’aumento dei prezzi. Trasporti, alloggi e persino il caffè al bar contribuiscono a trasformare quella che dovrebbe essere una pausa rigenerante in un salasso. E se per alcuni la soluzione è accorciare la vacanza, per altri non resta che inventarsi alternative low cost: gite fuori porta, picnic al parco o, semplicemente, giorni di riposo tra le mura domestiche.

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