Roma, guerriglia urbana durante corteo: cori per i terroristi e statua di Wojtyla imbrattata
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Cori da stadio per i terroristi e la statua di Wojtyla imbrattata. La frangia più violenta dei cosiddetti pacifisti ha gettato la maschera durante un corteo romano, trasformando quella che doveva essere una protesta in una notte di guerriglia urbana e oltraggi.
Dall'imbrattamento della statua allo striscione sul 7 ottobre
La giornata, che aveva avuto un preludio significativo con lo sfregio della statua di papa Giovanni Paolo II in piazza dei Cinquecento, è degenerata in scontri che hanno visto la polizia fronteggiare un assalto organizzato. Mentre i rappresentanti di Hamas dichiaravano di valutare le aperture del piano per la pace sostenuto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in quella stessa piazza romana si celebrava esattamente l’opposto. Lo striscione in testa al corteo, che esaltava il 7 ottobre, data del massacro di centinaia di civili inermi, chiariva senza ambiguità l’adesione ideologica a quella strategia del terrore.
L'escalation della violenza: mazze, molotov e agenti feriti
La tensione è esplosa in un attimo, passando dagli slogan e dalle minacce a una vera e propria guerriglia. Dal corteo sono emersi soggetti armati di mazze e ordigni artigianali, che hanno preso di mira le forze dell’ordine con un lancio incessante di oggetti. Il bilancio è stato pesantissimo: cinquantaquattro agenti hanno riportato ferite. Auto sono state date alle fiamme e bottiglie molotov sono diventate lo strumento di una protesta che nulla aveva più a che fare con i diritti o con la pace.
Un movimento che cerca il caos, non la pace
Quella che si è consumata sotto gli occhi di tutti è stata la rappresentazione di un odio che cerca sistematicamente il caos, utilizzando la causa palestinese come un mero pretesto. L’oltraggio a un simbolo religioso, l’apologia del terrorismo e l'aggressione alle forze dell’ordine delinea i contorni di un movimento il cui obiettivo finale sembra essere la destabilizzazione stessa dell’ordine pubblico.




