Torino, corteo contro la violenza sulle donne: tensione in metro e piazza imbrattata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne ha portato in strada, a Torino, diverse migliaia di persone, le quali, muovendosi in un corteo che si è snodato per il centro cittadino, hanno dato voce a una protesta il cui obiettivo dichiarato era quello di «bloccare tutto contro la violenza patriarcale». L'evento, che ha visto una significativa partecipazione fin dalle prime ore, si è distinto per toni accesi e momenti di contestazione, a partire dalle parole rivolte alla ministra delle Pari opportunità Eugenia Roccella, giudicate, da alcune attiviste presenti, del tutto inadeguate rispetto alla gravità dei fatti di cronaca che continuano a segnare il paese. La risposta del collettivo Non Una Di Meno, che ha definito «vergognose» certe dichiarazioni, ha sottolineato fin da subito un clima di forte contrapposizione con una parte delle istituzioni, considerate da molti manifestanti non all'altezza di un fenomeno che richiederebbe, a loro avviso, ben altre e più incisive azioni.

Blocco della metropolitana e striscioni

Uno dei momenti di maggiore tensione si è registrato in prossimità della stazione della metropolitana Marconi, dove un nutrito gruppo di partecipanti al corteo ha deciso di interrompere temporaneamente il servizio, srotolando uno striscione con la scritta "Contro la violenza patriarcale blocchiamo tutto". L'azione, che ha causato attimi di apprensione tra i passeggeri e inevitabili disagi alla circolazione, è stata portata avanti con l'intento simbolico di paralizzare, seppur per breve tempo, il cuore pulsante della mobilità urbana, trasformandolo in una platea forzata per le proprie rivendicazioni. Questa modalità di protesta, che ha caratterizzato la manifestazione torinese, ne ha marcato il carattere di disobbedienza civile, spingendosi oltre i consueti percorsi autorizzati e cercando un impatto visivo e pratico immediato sulla città che, suo malgrado, è stata chiamata a fare da sfondo a queste iniziative.

Gli esiti in piazza Vittorio Veneto

Se il blocco della metro ha rappresentato il picco della tensione dinamica, la conclusione della mobilitazione in piazza Vittorio Veneto ha lasciato sul terreno un'altra scia di polemiche, di quelle, queste sì, materiali e durature. I portici che abbelliscono la piazza, infatti, sono stati imbrattati con scritte realizzate con vernice spray, un gesto che ha immediatamente sollevato l'ira dei titolari dei locali e dei residenti della zona, i quali si sono trovati a dover fare i conti con i danni e con la necessità di ripulire quanto vandalizzato. Quel luogo, da sempre punto di ritrovo e di passaggio, si è così trasformato in un simbolo non voluto della serata, testimoniando come la veemenza della protesta possa a volte travalicare i suoi stessi confini ideali per riversarsi in atti che finiscono per colpire il tessuto urbano condiviso.

La composizione del corteo

All'interno del variegato corteo, che pure aveva come nucleo centrale la battaglia femminista contro la violenza di genere, hanno sfilato anche componenti e soggettività differenti, le quali hanno portato avanti proprie specifiche istanze. Tra queste, hanno trovato spazio voci che inneggiavano alla liberazione di Mohamed Shahin, imam della moschea Omar Ibn Al Khattab di via Saluzzo, la cui detenzione è al centro di un dibattito che va ben oltre i confini della manifestazione di ieri. La compresenza di tali rivendicazioni all'interno di un unico evento dimostra la capacità di certi movimenti di agire come contenitori ampi, in cui le battaglie contro diverse forme di oppressione, percepite o reali, convergono e si alimentano a vicenda, creando un fronte composito sebbene non sempre omogeneo.

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