Leone XIV inizia il pontificato tra simboli antichi e una Roma blindata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Piazza San Pietro, gremita da oltre 250mila fedeli, ha fatto da cornice alla messa di inizio pontificato di Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, in un clima di solennità e tensione mistica. Il rito, che si è protratto per circa due ore, ha ripercorso i gesti e i simboli di una tradizione millenaria, riadattata nel 2005 da Benedetto XVI e lasciata invariata da Francesco. Tra questi, spiccano il pallio e l’anello del pescatore, insegne che un tempo segnavano l’intronizzazione del papa-re e che oggi incarnano una dimensione spirituale, legata al ruolo di pastore universale.

La cerimonia, scandita da un ricco simbolismo, ha accentuato la dimensione «petrina» del nuovo pontefice, sottolineando il legame con la missione affidata a Pietro. Se da un lato il rituale conserva echi di un passato in cui il potere temporale si mescolava a quello spirituale, dall’altro è stato depurato di quegli elementi ormai desueti, mantenendo intatta la solennità del momento. Non è mancato, tuttavia, un tocco di modernità, con la presenza di 156 delegazioni straniere, tra cui personalità di spicco come il vicepresidente americano JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, inviati da Donald Trump, presidente degli Stati Uniti.

Roma, blindata da un imponente dispiegamento di forze dell’ordine, ha vissuto una giornata di estrema attenzione, con misure di sicurezza rafforzate per gestire l’afflusso di pellegrini e dignitari. Tra questi, anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la ministra russa della cultura Olga Liubimova, già presente ai funerali di Francesco, in un’immagine che ha riproposto, seppur simbolicamente, le tensioni internazionali.

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