La Cassazione traccia la linea, mentre lo scontro tra Nordio e magistratura si inasprisce
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Redazione Interno
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L’incredulità reciproca che ha segnato gli ultimi scambi tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e l’Associazione nazionale magistrati, così come la sorpresa della presidente della Cassazione Margherita Cassano di fronte alle reazioni del guardasigilli, disegnano una frattura sempre più netta tra politica e magistratura. Un conflitto mai sopito, ma esploso con rinnovata virulenza dopo l’approvazione – per ora in prima lettura – della riforma che separa le carriere e introduce il sorteggio per la composizione del Csm.
L’ultimo episodio di questa battaglia è la relazione del Massimario della Cassazione sulla legge di conversione del decreto sicurezza, definita da Nordio “irriverente, impropria, polemica”. Una valutazione che ha scatenato la reazione compatta dei togati, pronti a difendere ciò che considerano un mero esercizio di analisi giuridica, svincolato da qualsiasi intento provocatorio. Non sono mancate, tuttavia, accuse più veementi, come quelle del senatore Maurizio Gasparri, che ha bollato i giudici come “estremisti di sinistra di un centro sociale”, alimentando ulteriormente la polemica.
La tensione è salita quando Nordio, in un’intervista a Il Messaggero, ha parlato di “sgarbo al Colle”, riferendosi alla presunta mancanza di rispetto verso il Quirinale da parte della Cassazione. Una presa di posizione che ha sollevato critiche immediate, con il Pd che attraverso Debora Serracchiani ha tacciato il ministro di essere “scorretto e in malafede”. La maggioranza, al contrario, lo ha difeso, mentre al Csm si è deciso di presentare una pratica “a tutela del Massimario”, ritenendo che le parole di Nordio ne stravolgano la funzione.




