Un organo del Consiglio d'Europa accusa l'Italia: violati i diritti di insegnanti di sostegno e alunni con disabilità
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Redazione Interno
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Il Comitato europeo dei diritti sociali, organismo di vigilanza del Consiglio d'Europa, ha sancito con una decisione unanime che l'Italia viola i diritti fondamentali degli insegnanti di sostegno e, di conseguenza, anche quelli degli alunni con disabilità. La pronuncia, emessa su un ricorso presentato anni fa da un sindacato di categoria, individua nel sistema nazionale due criticità strutturali e profondamente interconnesse: la precarietà lavorativa, che affligge una quota elevatissima di questi docenti, e la carenza formativa, la quale riguarda – stando ai dati esaminati dal Comitato – circa un terzo del personale impiegato. Una situazione, questa, che mina alle basi il principio dell'inclusione scolastica, rendendolo troppo spesso un obiettivo formale piuttosto che una realtà sostanziale.
Un doppio vulnus, contrattuale e professionale
Secondo i giudici di Strasburgo, la prassi consolidata di ricorrere massicciamente a contratti a termine nega il diritto dei docenti "a guadagnarsi la vita con un lavoro liberamente intrapreso", come sancito dalla Carta sociale europea. L'instabilità professionale, che di per sé compromette la continuità didattica, si intreccia infatti con un'altra grave lacuna: quella della specializzazione. Molti di coloro che vengono assegnati alle classi per il sostegno, infatti, non possiedono la formazione specifica e obbligatoria per svolgere un compito così delicato, venendo quindi meno a quel dovere di preparazione adeguata che lo Stato dovrebbe invece garantire.
Le ripercussioni sul diritto all'istruzione
La sentenza, la cui portata va oltre la semplice condanna di un modello occupazionale, lega inscindibilmente le condizioni di lavoro dei docenti ai diritti degli studenti. L'assegnazione di personale non specializzato, la cui esperienza si costruisce spesso "sul campo" e in contesti di provvisorietà, finisce per tradursi in una violazione del diritto degli alunni con disabilità a un'effettiva inclusione scolastica e sociale. Il principio, tanto declamato nella legislazione italiana, rischia così di svuotarsi di significato quando a applicarlo sono figure professionali che, pur volendo, non hanno gli strumenti idonei per farlo in modo pieno ed efficace.
Uno scenario nazionale con ombre regionali
Sebbene il richiamo del Consiglio d'Europa riguardi l'intero Paese, emergono talvolta dinamiche territoriali che acuiscono il problema. In alcune regioni, come l'Umbria, la percentuale di insegnanti di sostegno privi del titolo di specializzazione necessaria risulta sistematicamente più alta rispetto alla media nazionale. Questa disparità geografica, che dipende da complessi meccanismi di formazione e assunzione, aggiunge un ulteriore elemento di disuguaglianza a un sistema già fragile, dove la qualità del supporto educativo può variare significativamente in base al luogo in cui uno studente vive e frequenta la scuola.




