Il pronto soccorso di Pordenone travolto dall'ondata influenzale delle feste
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Redazione Salute
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Una media di quaranta accessi quotidiani oltre i consueti livelli storici ha segnato, in modo netto e preoccupante, l'operato del pronto soccorso di Pordenone durante le festività di fine anno. Il clou, raggiunto tra il venerdì e il sabato successivi al Capodanno, ha reso palese una situazione di iperafflusso che ha spinto la primaria Laura De Santi a rientrare anticipatamente dalle ferie per fronteggiare una vera e propria emergenza. «Da sempre abbiamo un iperafflusso durante le festività in pronto soccorso e paghiamo un tributo importante in questo periodo», ha dichiarato De Santi, la quale ha sottolineato come il fenomeno, pur essendo in parte atteso, abbia assunto quest'anno proporzioni decisamente maggiori. La struttura, infatti, si è trovata a dover gestire un flusso costantemente al di sopra della propria capacità ordinaria, mettendo a dura prova l'organizzazione e il personale, già impegnato in turni massacranti.
Il contesto regionale: il Piemonte e la variante K
Questo picco di accessi, del resto, non rappresenta un caso isolato ma si inserisce in un quadro regionale, quello piemontese, fortemente compromesso dalla circolazione virale. L'influenza, nella regione, corre infatti a ritmi sostenuti, allineandosi a un panorama nazionale che nell'ultima settimana di monitoraggio ha registrato quasi un milione di nuovi contagi. A trainare questa impennata, stando alle indicazioni degli esperti, sarebbe in particolare la cosiddetta variante K del virus influenzale, ritenuta la più aggressiva tra quelle attualmente in circolazione. La sua capacità di diffusione e la virulenza dei sintomi spiegano, almeno in parte, la pressione anomala registrata sui servizi sanitari territoriali, a partire proprio dai dipartimenti di emergenza.
Le conseguenze sul sistema di emergenza
Gli effetti di questa ondata si sono riverberati in modo chiaro sull'intero sistema di urgenza. Centralini del 118 e delle strutture ospedaliere, come è accaduto in altre zone, sono rimasti intasati per ore a causa di centinaia di chiamate, molte delle quali improprie. In un solo arco temporale, compreso tra la mattina e il metà pomeriggio, se ne sono contate oltre cinquecento, un numero che ha inevitabilmente paralizzato i servizi. Questa saturazione ha creato notevoli difficoltà agli operatori e, aspetto ancor più grave, ha rischiato di ritardare la risposta a quelle richieste di soccorso che invece erano dettate da reali necessità e da condizioni di effettiva emergenza, costrette ad attese prolungate.
Il profilo clinico dell'infezione
La sintomatologia riportata dai medici di base conferma la natura particolarmente aggressiva del virus in circolazione. L'esordio, come segnalato anche nella provincia di Vercelli, è spesso brusco, con un rialzo febbrile improvviso che supera i 38 gradi centigradi. A questo si accompagnano problemi respiratori, dolori muscolari e articolari diffusi e una spossatezza molto marcata, elementi che hanno costretto migliaia di persone a letto proprio nel periodo delle feste. È questa combinazione di fattori – l'alta contagiosità, la gravità dei sintomi e il timing delle festività, che limita l'accesso alla medicina territoriale – ad aver creato il mix esplosivo che ha fatto collassare i pronto soccorso.




