La papera di Di Gregorio scatena l’ira dei tifosi: “Mandatelo via”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’undicesimo minuto della gara tra Juventus e Como, valida per la ventiseiesima giornata di Serie A, è stato sufficiente per riaccendere i riflettori su quella che, a conti fatti, sta diventando una stagione complicatissima tra i pali per Michele Di Gregorio. L’ex numero uno del Monza, arrivato nell’estate del 2024 con l’etichetta di investimento sicuro per la porta del futuro, si è nuovamente reso protagonista in negativo di un errore che ha indirizzato il match -1. Sulle tribune dell’Allianz Stadium e, istantaneamente, attraverso i social network, è esplosa la protesta. L’hashtag e il concetto, semplici e diretti, riassumevano il sentimento di una piazza stanca di vedere il proprio portiere protagonista di amnesie tecniche: “Mandatelo via” -3.

L’azione che ha scatenato la bufera porta la firma di Moutir Vojvoda, esterno del Como, il quale, ricevuto il pallone, ha rientrato sul sinistro calciando a giro dal limite. Una conclusione potente ma tutt’altro che imparabile, almeno sulla carta. Di Gregorio, nell’allungare il braccio destro per deviare, si è fatto inspiegabilmente piegare la mano, permettendo al pallone di rotolare in rete con una traiettoria beffarda -3. Quella che doveva essere una parata di ordinaria amministrazione si è trasformata nell’ennesima disavventura per l’estremo difensore. Un episodio che ha gelato immediatamente l’ambiente bianconero, già provato psicologicamente dai recenti insuccessi e alla ricerca disperata di continuità e certezze.

L’errore di Di Gregorio, va detto, non è cascato in un contesto sereno. La Juventus di Luciano Spalletti, chiamata a riscattare la pesante sconfitta in Champions League contro il Galatasaray e il ko nel derby d’Italia con l’Inter, si presentava all’appuntamento con il Como con l’obbligo morale di portare a casa i tre punti per restare agganciata al treno che porta alla qualificazione per la prossima Champions League -3. La scelta del tecnico toscano era ricaduta su un modulo che, per necessità, proponeva Gatti, Kelly e Koopmeiners davanti al portiere. Una linea difensiva rimaneggiata che cercava protezione e sicurezza dal suo estremo difensore. La fiducia, invece, è stata ripagata con un abbaglio che ha complicato una partita già di per sé insidiosa contro una squadra ben organizzata da Cesc Fabregas -3-5.

Osservando la dinamica con la lente dell’analisi tecnica, viene da chiedersi cosa sia passato per la testa dell’estremo difensore nell’attimo fatidico. La conclusione di Vojvoda, pur insidiosa per la traiettoria, non era angolatissima, e la distanza dalla porta lasciava il tempo per una corretta impostazione della parata. Invece, la mano di Di Gregorio, invece di opporsi con decisione, ha accompagnato il pallone alle proprie spalle. Un gesto che ricorda, pur con le dovute proporzioni, alcune ingenuità già viste in passato e che riportano alla mente il peso specifico della responsabilità di indossare la maglia numero uno della Juventus, un ruolo che non perdona distrazioni e concede sempre poco spazio agli errori.

Un avvio di partita in salita e le scelte dei due allenatori

Prima ancora della papera, la partita era iniziata con le squadre che cercavano di assestarsi sul terreno dello Stadium. Spalletti, come detto, aveva optato per un assetto che lasciava intendere la volontà di controllare il gioco, ma la mossa di Fabregas, che schierava i suoi con un 4-3-3 votato all’offensiva, sembrava studiata per colpire in ripartenza. Il Como, privo dello squalificato Nico Paz, aveva affidato le chiavi della manovra a Caqueret e Baturina, con Douvikas punta centrale. Dall’altra parte, la scelta di lanciare Openda dal primo minuto, supportato da Yildiz e Miretti, voleva essere un segnale di reattività e voglia di pungere subito.

L’episodio che ha portato al vantaggio ospite, però, ha inevitabilmente stravolto i piani. L’errore di Di Gregorio ha innervosito l’ambiente e, probabilmente, condizionato l’approccio mentale dei suoi compagni, costretti a inseguire contro una squadra che, forte del vantaggio, poteva gestire con maggiore tranquillità i ritmi della contesa. Le formazioni ufficiali, del resto, lasciavano presagire una battaglia a centrocampo, con le due squadre molto dense in mediana. La Juventus, con Locatelli e Thuram, cercava geometrie e interdizione, mentre il Como si affidava alla verve di Perrone e Da Cunha per imbastire la manovra -3-7.

L’analisi a freddo e il peso della piazza

Al di là dell’immediata reazione a caldo, con i social che si sono riempiti di commenti ironici e feroci nei confronti del portiere, la riflessione post-partita non può prescindere dal contesto. Di Gregorio, va ricordato, non è nuovo a questo tipo di errori in questa stagione. Già in altre circostanze le sue uscite non perfette o le sue incertezze erano costate care alla squadra. Il mondo del calcio, si sa, vive di memoria corta e l’errore del singolo, specialmente se portiere, viene amplificato a dismisura. La sensazione, passeggiando tra i commenti dei tifosi e analizzando le cronache, è che la pazienza nei suoi confronti si sia esaurita.

L’arbitro Daniele Doveri, nel frattempo, aveva annotato il referto senza particolari intoppi legati alla dinamica del gol, essendo l’azione regolare -3. Ma il danno, per la Juventus, era ormai fatto. La squadra, già reduce da un periodo complicato e chiamata a rispondere sul campo dopo le polemiche per il caso Kalulu-Bastoni nella stracittadina, si trovava con un macigno psicologico in più da trascinare. E mentre il Como festeggiava il vantaggio inaspettato, all’Allianz Stadium cresceva il malumore. Un malumore che, puntuale, si è trasformato in un coro unanime, un vero e proprio sfogo collettivo che travalica il singolo episodio per diventare sintomo di un malessere più generale legato alla tenuta mentale e ai rendimenti individuali di una squadra in cerca di una nuova identità.

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