Progetto civico Italia, Onorato lancia il partito degli amministratori: “Siamo di buon senso, non moderati”
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Redazione Interno
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Un palco dominato dalle sfumature del blu, i maxischermi che rimandano i profili delle piazze d’Italia e una platea affollata da centinaia di amministratori locali – arrivati da ogni latitudine della penisola, da Bolzano a Caltanissetta – hanno segnato ieri la nascita ufficiale di Progetto Civico Italia.
In una Roma nel pieno del dibattito sulle geometrie delle future coalizioni politiche, l’assessore capitolino al Turismo e ai Grandi Eventi, Alessandro Onorato, ha scelto il Centro Congressi dell’Eur per svelare la sua nuova creatura, presentandola non come l’ennesimo contenitore di centro, ma come una forza “civica, riformista e popolare” pronta a sostenere il campo largo del centrosinistra.
D’altronde, come lo stesso Onorato ha tenuto a precisare intervenendo ai cronisti, “non conosco un sindaco o un assessore moderato”: gli amministratori, a suo avviso, affrontano quotidianamente problemi concreti che i governi nazionali tendono a scaricare sui territori, il che li rende naturalmente inclini al fare piuttosto che alle mediazioni astratte.
L’operazione, che vanta già 685 amministratori, 400 comitati civici e circa 10mila iscritti, rappresenta di fatto il tentativo più organico di trasformare il civismo – spesso relegato a fenomeno tattico o stagionale – in una infrastruttura politica stabile e radicata.
La sfida delle preferenze e la piazza trasversale
Se la struttura organizzativa richiama quella di un partito tradizionale – sebbene Onorato rifiuti questa definizione per abbracciare quella di “rete” – il cavallo di battaglia su cui Progetto Civico intende giocare la partita nazionale è chiaramente identificabile nella legge elettorale.
Sabato 13 e domenica 14 giugno, il movimento sarà mobilitato in un centinaio di piazze italiane per una raccolta firme a sostegno dell’introduzione delle preferenze, un meccanismo che, secondo i promotori, restituirebbe ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti, riducendo quella distanza incolmabile tra eletti ed elettori che alimenta l’astensionismo.
La battaglia, d’altronde, trova consensi anche al di fuori dell’area strettamente civica: a Napoli, dove è stato allestito uno dei banchetti principali, il segretario regionale di Avanti Psi, Michele Tarantino, ha portato la solidarietà dei socialisti, sottolineando come il ritorno al voto di preferenza rappresenti una priorità assoluta per rafforzare la democrazia e valorizzare il merito e il radicamento territoriale.
Tarantino, presente con una delegazione all’iniziativa partenopea, ha ribadito che la sfida è quella di superare le logiche delle segreterie nazionali per restituire potere decisionale alla base.
La convention e il fronte degli amministratori
L’evento di lancio di venerdì 12 giugno non si è limitato a una semplice presentazione mediatica, ma ha avuto il sapore di un vero e proprio cantiere programmatico. Dopo una riunione interna riservata agli iscritti per l’elezione della direzione nazionale, sono stati attivati venti tavoli di lavoro tematici, prima di aprire le porte al pubblico nel pomeriggio.
In quella sede, il sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi, ha introdotto i lavori, mentre il primo cittadino di Roma, Roberto Gualtieri, ha portato il saluto istituzionale della Capitale; alla maratona oratoria hanno preso parte anche i vertici del centrosinistra, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, a dimostrazione dell’interesse suscitato da questa nuova realtà nell’alveo delle opposizioni.
Onorato, dal canto suo, ha scelto di tenersi a debita distanza dalle polemiche sul cosiddetto Terzo Polo, liquidando gli snodi tattici con una certa dose di pragmatismo: “Non siamo noi a dare cartellini gialli o rossi. Siamo abituati a unire”. E se qualcuno gli chiedeva conto degli inviti a Matteo Renzi, la risposta è stata secca: “L’ho invitato, non ha risposto”.
La sostanza oltre le definizioni
Nonostante l’abito formale del partito civico, Onorato ha speso parole nette per definire l’identità del movimento, rifiutando l’etichetta di “moderato” che spesso accompagna le formazioni di centro. Per l’assessore, in un contesto storico segnato da polarizzazione e rabbia sociale, il termine moderato risulta privo di significato quando applicato a chi governa una città o una regione.
Quella che Progetto Civico propone è piuttosto una “sinistra del fare” – una definizione che già circolava nei mesi scorsi – capace di parlare ai territori con la grammatica della concretezza, senza perdersi in “ragionamenti pindarici”.
Con uno sguardo rivolto al cantiere delle Europee e delle future politiche – con la consapevolezza che l’attuale amministrazione statunitense guidata da Trump è ormai una variabile strutturale e non più una novità nello scacchiere internazionale – Onorato prova a ritagliarsi un ruolo da ago della bilancia nel centrosinistra, forte di numeri che, per una realtà nata solo otto mesi fa, appaiono tutt’altro che trascurabili.
E mentre i partiti tradizionali arrancano nel tentativo di arginare l’emorragia di consensi, la scommessa di Onorato è quella di fare degli amministratori locali – quelli che ogni giorno misurano l’impatto delle politiche sui servizi – la nuova spina dorsale di un campo progressista alla ricerca di una leadership credibile e radicata.
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