Onorato lancia la raccolta firme per le preferenze: “Decidi tu chi va in Parlamento”
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Redazione Interno
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Mentre il dibattito politico, alimentato dall’esito del referendum costituzionale che ha visto la netta vittoria del “No” alle modifiche proposte dal governo, sembrava essersi temporaneamente placato, l’asse del confronto si è spostato con altrettanta veemenza sul terreno della legge elettorale. È in questo scenario, segnato da una ritrovata tensione tra i partiti, che emerge con forza l’iniziativa di Alessandro Onorato. Il coordinatore nazionale di Progetto Civico Italia, nonché assessore capitolino con deleghe ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda, ha scelto i canali social per lanciare una petizione su Change.org, raccogliendo firme con l’obiettivo dichiarato di reintrodurre le preferenze. “Decidi tu chi va in Parlamento”, scrive Onorato nel video di annuncio, rivendicando la necessità di abolire le liste bloccate per restituire al cittadino la sovranità sulla scelta del proprio rappresentante, in quella che lui stesso definisce una sfida diretta all’attuale architettura del sistema elettorale.
Il fronte dei territori e la critica all’esecutivo
L’iniziativa di Onorato, che punta a restituire centralità al rapporto tra eletto ed elettore, si inserisce in un clima politico particolarmente infuocato, che non riguarda solo i palazzi della politica nazionale ma si manifesta con forza anche nelle realtà locali. A Vicenza, presso la sede provinciale di contrà San Marco, si è riunito l’Attivo del Partito Socialista Italiano. All’ordine del giorno, l’analisi dei risultati elettorali e la discussione sulla riforma elettorale, con i socialisti che hanno preso atto della volontà popolare emersa dal voto, una consultazione che – come avevano segnalato fin dall’inizio – rischiava di trasformarsi in un referendum giudicante sull’operato del governo. La riflessione all’interno del partito si è poi concentrata sugli strumenti legislativi per migliorare la rappresentanza, spaziando dal monocameralismo alla definizione dei collegi uninominali, in un tentativo di delineare una proposta alternativa al quadro attuale.
La proposta del governo sotto accusa
Non si tratta, tuttavia, di una critica che proviene solo dalle opposizioni o dai movimenti civici. L’ipotesi di una nuova legge elettorale, che circola insistentemente negli ambienti della maggioranza, ha suscitato reazioni particolarmente aspre nel panorama dell’informazione e dell’analisi politica. Un attacco frontale è arrivato nel corso del programma “Otto e mezzo”, condotto da Lilli Gruber su La7, dove il giornalista Massimo Giannini ha duramente stigmatizzato le indiscrezioni relative al disegno di legge del governo Meloni. Giannini, definendo la proposta “peggiore della legge Acerbo”, ha parlato apertamente di un possibile strappo costituzionale, sottolineando come il meccanismo di premio di maggioranza previsto rischi di essere eccessivamente sbilanciato e penalizzante per le minoranze. Un giudizio, quest’ultimo, che inasprisce ulteriormente il clima politico, spostando l’attenzione sulla tenuta democratica delle istituzioni in un momento storico già complicato da tensioni internazionali e fragilità economiche.
La battaglia sulle firme e il senso della rappresentanza
Nel frattempo, la macchina organizzativa della raccolta firme promossa da Onorato cerca di capitalizzare il malcontento diffuso. La proposta, che mira a reintrodurre il voto di preferenza per “spuntare” le liste decise dalle segreterie dei partiti, viene presentata come una risposta concreta alla crisi di fiducia tra cittadini e istituzioni. Un approccio, quello di Onorato, che si fonda sull’idea che solo un rapporto diretto con chi siede in Parlamento possa garantire una rappresentanza reale degli interessi dei territori, lontana dalle logiche di nomina verticistica. Sebbene l’esito della raccolta firme e la sua capacità di influenzare il dibattito parlamentare siano ancora tutti da verificare, l’iniziativa riesce nell’intento di tenere alta l’attenzione su un tema – quello delle preferenze – considerato ormai datato ma che ritorna prepotentemente al centro del confronto politico come possibile antidoto alla delegittimazione della classe dirigente.
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