Onorato lancia la piazza contro la soglia delle firme: "Pronti alla mobilitazione"
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Redazione Interno
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La partita sull'ultimo miglio della riforma elettorale si gioca su un numero: 6mila. Sono le firme che ogni nuovo partito sarà chiamato a raccogliere in ciascun collegio per poter presentare le proprie liste alle prossime Politiche, contro le 1500 attualmente previste.
Una soglia che ha fatto deflagrare il caso politico nelle ultime ore, con il fondatore di Progetto Civico Italia, Alessandro Onorato, pronto a scendere in piazza sotto il Senato per denunciare quella che definisce una "barriera creata ad arte" per escludere le formazioni centriste e civiche dal prossimo confronto elettorale.
Il braccio di ferro nella maggioranza
L'emendamento che innalza il tetto delle sottoscrizioni, firmato dalla senatrice di Fratelli d'Italia Antonella Zedda, rappresenta il punto di caduta di una mediazione interna al centrodestra che ha visto contrapporsi sensibilità diverse. Da un lato Forza Italia, che con Antonio Tajani ha spinto per fissare l'asticella addirittura a 9mila firme per collegio, convinta che una soglia così alta serva a disinnescare la proliferazione di liste civetta e a proteggere il proprio bacino elettorale centrista da possibili erosioni.
Dall'altro, una parte di Fratelli d'Italia che guarda con sospetto a una norma capace, secondo alcuni ministri, di produrre un effetto boomerang: rendere cioè più complicata la vita anche a quella galassia di sigle minori che, a sinistra, potrebbero aggregarsi attorno a nuove esperienze politiche, complicando i piani del campo largo.
L'allarme per le formazioni civiche e centriste
È su questo crinale che si è consumata la frattura con i partiti che non hanno rappresentanza parlamentare. Onorato ha scritto una lettera al Quirinale affinché il presidente della Repubblica vigili su quanto sta avvenendo a Palazzo Madama, rivendicando come Noi Moderati, alleato di maggioranza, alle ultime elezioni abbia raccolto appena 275mila voti, un bottino inferiore alle 378mila firme che oggi sarebbero necessarie per presentarsi davanti agli elettori.
Il leader di Progetto Civico Italia non è solo in questa battaglia: Giuseppe Conte ha offerto la disponibilità del Movimento 5 Stelle per la raccolta delle firme, definendo la soglia "illiberale, antidemocratica e incostituzionale", mentre Elly Schlein ha annunciato il sostegno del Partito Democratico alla mobilitazione contro quella che considera una legge elettorale scritta per garantire un successo altrimenti a rischio.
Il nodo delle esenzioni e i timori per il Colle
La norma, tuttavia, non colpisce in modo uniforme tutte le formazioni extraparlamentari. Il testo prevede infatti un regime di esenzione per quei partiti che abbiano già costituito gruppi parlamentari o componenti entro una data fissata al 31 dicembre 2025, salvando di fatto formazioni come Italia Viva, Azione e Noi Moderati, ma lasciando fuori realtà come Progetto Civico Italia, la rete di Ernesto Maria Ruffini e Più Europa.
Un trattamento differenziato che ha spinto il deputato dem Dario Parrini a definire la misura "una porcheria da regime sudamericano", mentre il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha rivendicato i 790mila voti raccolti dalla sua lista alle ultime Politiche, più del doppio di quelli ottenuti da un alleato di governo.
Sullo sfondo resta l'attenzione del Quirinale: secondo quanto filtra, un intervento del capo dello Stato richiederebbe i presupposti dell'evidente incostituzionalità, e non è escluso che il testo possa essere corretto nel passaggio alla Camera per scongiurare un rinvio alle Camere o un ricorso alla Consulta.
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