Violenza sessuale, la legge cambia: senza consenso libero e attuale è reato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un emendamento bipartisan, che modifica sostanzialmente la definizione di violenza sessuale nel codice penale italiano, è stato approvato all'unanimità dalla Commissione Giustizia della Camera, segnando un momento di rara convergenza politica su un tema di profonda rilevanza sociale. La nuova formulazione dell'articolo 609-bis introduce, infatti, il principio per cui la mancanza di un "consenso libero e attuale" costituisce elemento costitutivo del reato, superando una precedente impostazione che focalizzava l'attenzione principalmente sull'elemento della violenza o della minaccia. Questo passaggio, che giunge dopo un serrato confronto tra le principali forze politiche, ridefinisce i confini giuridici della materia, adeguando la normativa nazionale a standard già affermati in altri ordinamenti. L'iter del provvedimento, che deve ancora completare il suo percorso in Aula, rappresenta dunque una svolta significativa, frutto di un lavoro che ha visto collaborare, in particolare, le relatrici dell'emendamento.

Il lavoro delle relatrici e l'accordo tra i partiti

A presentare la modifica sono state le deputate Michela Di Biase, del Partito Democratico, e Carolina Varchi, di Fratelli d'Italia, le quali hanno guidato la complessa fase di redazione del testo in Commissione. Il loro lavoro, tuttavia, è stato sostenuto da un dialogo di alto profilo, che ha coinvolto direttamente le leader dei rispettivi partiti. Fonti parlamentari hanno infatti riferito di un confronto, protrattosi fino alle ultime ore prima del voto, tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Questo coordinamento, che ha permesso di superare le divergenze emerse su altri dossier, ha consentito di giungere a una formulazione condivisa, capace di raccogliere il consenso unanime di tutti i gruppi politici in seno alla Commissione. Un fatto, questo, che conferisce un peso politico particolare all'iniziativa legislativa.

Le implicazioni del nuovo principio giuridico

L'introduzione esplicita del concetto di consenso come perno della fattispecie criminosa comporta un cambiamento di prospettiva di notevole portata, spostando l'accento dalla resistenza della persona offesa alla libertà della sua volontà. Ciò significa che il reato sussiste ogni qualvolta l'atto sessuale sia compiuto in assenza di una manifestazione di consenso, appunto, libera e attuale, prescindendo dalla presenza di violenza fisica o di una minaccia immediata. Una simile impostazione, come hanno osservato le promotrici, rappresenta un adeguamento del codice penale italiano a principi giuridici più avanzati, riconoscendo come centrale la dimensione dell'autodeterminazione dell'individuo. Si tratta di un mutamento che ha una chiara valenza culturale, oltre che strettamente normativa, il quale modifica i termini stessi in cui si discute e si valuta la condotta sessuale.

Il percorso legislativo e il contesto

L'emendamento approvato va a integrare una proposta di legge più ampia, a prima firma dell'ex presidente della Camera, che già affrontava la materia della violenza sessuale e della libera manifestazione del consenso. L'approvazione in Commissione, sebbene unanime, costituisce soltanto una tappa del percorso legislativo, che dovrà ora essere esaminato dall'Aula della Camera e successivamente dal Senato. L'evoluzione della discussione pubblica su questi temi, anche alla luce di fatti di cronaca che hanno sollevato questioni interpretative sulla vecchia normativa, aveva creato un terreno favorevole per un intervento riformatore. L'accordo raggiunto, sebbene su un testo specifico, dimostra come talvolta le forze politiche, nonostante aspre contrapposizioni su altri fronti, possano trovare una sintesi su materie che toccano diritti fondamentali della persona.

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