La violenza sessuale si riscrive, il consenso libero e attuale entra nel codice penale
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Redazione Interno
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Nella seduta del 12 novembre 2025, un evento parlamentare, per quanto tecnico nella sua forma, ha segnato una potenziale svolta epocale nel diritto penale italiano: la Commissione Giustizia della Camera ha approvato all'unanimità un emendamento che riscrive la definizione stessa di violenza sessuale. L'articolo 609-bis del codice penale, fino a quel momento imperniato su concetti come l'uso della violenza, della minaccia o l'abuso di autorità, vede ora introdursi, quale elemento costitutivo e centrale del reato, la mancanza del "consenso libero e attuale" della persona offesa. Questo mutamento di prospettiva, che sposta l'asse della valutazione giuridica dalla resistenza fisica della vittima alla sua volontà liberamente espressa, rappresenta il frutto di un raro accordo bipartisan, formalizzato dalle due relatrici che hanno presentato congiuntamente il provvedimento.
Il principio bipartisan e il dialogo politico
L'emendamento, infatti, è stato presentato congiuntamente da Michela Di Biase del Partito Democratico e da Maria Carolina Varchi di Fratelli d’Italia, un fatto che di per sé sottolinea la portata trasversale della riforma. Secondo quanto riportato, questo accordo è maturato dopo una serie di contatti diretti tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, dimostrando come la questione abbia superato le tradizionali divisioni politiche. La convergenza di forze di governo e opposizione su un tema così delicato e storicamente divisivo ha permesso il raggiungimento di un risultato unanime in commissione, un segnale politico forte che precede il prossimo passaggio nell'aula di Montecitorio.
La portata culturale di una riforma
“Il sesso senza consenso esplicito è stupro”: è questa, per Giulia Minoli, presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, l'essenza semplice ma finora negata del principio ora sancito dall'emendamento. Come ebbe a spiegare in un dialogo, la riforma possiede un'impronta culturale profonda, che va ben oltre il mero inasprimento delle pene. Spostare lo sguardo sull'assenza di consenso significa, in altre parole, ridefinire i confini della responsabilità individuale, concentrandosi non su ciò che la vittima ha subito in termini di forza, bensì sulla libertà che le è stata negata. È un cambiamento che, se da un lato modifica il codice penale, dall'altro invita a una riflessione collettiva sul significato del rispetto e dell'autodeterminazione, un lavoro che organizzazioni come la sua portano avanti quotidianamente attraverso l'azione di prevenzione, formazione e sostegno ai centri antiviolenza.
Le reazioni e il percorso futuro
L'eco dell'approvazione ha trovato immediata risonanza nel territorio, come dimostrano le dichiarazioni delle donne del Partito Democratico abruzzese, le quali hanno definito la scelta "una scelta di civiltà". Il loro commento ha messo in luce come la nuova norma riscriva non solo una fattispecie di reato, ma anche "il modo in cui la società guarda alla libertà delle donne e, più in generale, delle persone". Questo passaggio, che arriva a quasi trent'anni di distanza dalla storica riforma del 1996, realizza finalmente un'istanza sostenuta da lungo tempo da giuristi e movimenti femminili: porre il concetto di consenso al centro della definizione di stupro, allineando così, seppur con le sue specificità, la legislazione italiana a modelli già adottati in altri ordinamenti europei.




