Legittima difesa, il ddl Borghi riscrive l'articolo 52: addio a proporzionalità e pericolo attuale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La condanna definitiva del gioielliere Mario Roggero, che ha riaperto il dibattito politico e giudiziario intorno al perimetro della legittima difesa, ha trovato una pronta risposta sul fronte legislativo. Il senatore della Lega Claudio Borghi ha depositato a Palazzo Madama un disegno di legge che propone una modifica sostanziale all'articolo 52 del codice penale, andando ben oltre le tutele già introdotte dalla riforma del 2019 voluta proprio dal Carroccio.

La proposta, che arriva a pochi giorni dalla sentenza della Cassazione sul caso di Grinzane Cavour, punta a creare una causa speciale di non punibilità per chi reagisce a un'aggressione a mano armata, svincolando la legittimità della reazione da alcuni dei capisaldi storici dell'istituto giuridico.

Una nuova ipotesi di non punibilità

Il cuore della proposta leghista risiede nell'aggiunta di un nuovo comma all'articolo 52 del codice penale, che attualmente disciplina la scriminante della legittima difesa subordinandola alla necessità di difendersi da un pericolo attuale e al requisito della proporzionalità tra l'offesa e la reazione.

Il testo del ddl, a prima firma Borghi, prevede che "in caso di aggressione a mano armata all'interno del proprio domicilio o del proprio esercizio commerciale, professionale o imprenditoriale, qualsiasi reazione posta in essere nell'immediatezza del fatto da chi subisce l'aggressione è non punibile". La portata innovativa, o dirompente a seconda dei punti di vista, sta nelle condizioni che accompagnano questa norma: la non punibilità opererebbe "indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta".

La svolta rispetto alla riforma del 2019

Per comprendere la portata del cambiamento proposto, occorre ricordare che la legge del 2019 aveva già introdotto una presunzione di proporzionalità per chi si difende all'interno della propria abitazione o del proprio esercizio commerciale, stabilendo che sussiste sempre il rapporto di proporzione quando taluno, legittimamente presente, usa un'arma legittimamente detenuta per difendere la propria o altrui incolumità o i beni.

Tuttavia, quella riforma non aveva eliminato del tutto la necessità di verificare la sussistenza di un pericolo attuale e la proporzionalità della reazione, elementi che la giurisprudenza di legittimità ha continuato a considerare centrali per il riconoscimento della scriminante. La nuova proposta, invece, intende superare definitivamente questi paletti, eliminando la valutazione ex post del giudice sulla congruità della difesa e sulla persistenza della minaccia.

Le ragioni e le critiche al provvedimento

Nella premessa del disegno di legge, i promotori sottolineano come l'attuale disciplina venga percepita come "più attenta alla tutela dell'aggressore che non a quella della vittima", e come la valutazione della proporzionalità compiuta in un contesto di calma e razionalità non tenga conto della percezione soggettiva del rischio da parte di chi subisce un'aggressione improvvisa. La proposta mira quindi a offrire una "tutela rafforzata" al cittadino che si trovi esposto a una minaccia armata in luoghi di particolare rilievo per la sua vita privata o professionale.

Sul fronte politico, tuttavia, la proposta ha già incontrato le prime resistenze. Forza Italia, attraverso il capogruppo alla Camera Enrico Costa, ha invitato alla cautela, sostenendo che "un legislatore scrupoloso non debba assumere decisioni sull'onda emotiva di fatti di cronaca" e che lo Stato di diritto richiede norme scritte con equilibrio e ponderazione.

Ancora più dure le critiche arrivate dall'opposizione, con il leader del M5S Giuseppe Conte che ha parlato di "diritto alla vendetta" e di "Far West totale", sottolineando come il ddl cancellerebbe di fatto l'istituto della legittima difesa così come conosciuto.

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