Giovanni Franzoni entra nella leggenda: il bis di vittorie che riscrive la storia dello sci italiano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sette giorni soltanto separano due imprese che, per dimensioni e significato, sembrerebbero appartenere a carriere diverse. Una settimana è bastata a Giovanni Franzoni, il ventiquattrenne di Manerba del Garda, per compiere un salto dalla promessa alla leggenda consolidata, aggiungendo al successo nel supergigante di Wengen la vittoria più ambita, quella nella discesa libera sulla Streif di Kitzbühel. Un traguardo, quest’ultimo, che si trasforma immediatamente in un atto di consacrazione, riservato a pochi eletti capaci di domare un tracciato che forgia i miti della velocità e che, nella giornata clou del circo bianco, rappresenta un obiettivo persino superiore a un titolo olimpico per molti specialisti.

Con questo trionfo, il bresciano non ha soltanto interrotto una serie di affermazioni altrui, battendo atleti del calibro del favorito Marco Odermatt, ma ha principalmente inciso il proprio nome in un albo d’oro estremamente esclusivo. Diventando, com’è noto, il quarto italiano a riuscirvi dopo le gesta di Kristian Ghedina nel 1998, di Peter Fill nel 2016 e delle tre vittorie di Dominik Paris. Un dato che, se isolato, già racconta l’eccezionalità dell’impresa, ma che acquista un peso ancor maggiore se abbinato al contesto temporale in cui si è realizzata: quel che Franzoni ha combinato in otto giorni, infatti, equivale al numero totale di vittorie in Coppa del Mondo maschile conquistate dall’intera provincia di Brescia nella storia, considerando peraltro il solo precedente di Ivano Edalini.

Le sue parole, subito dopo l’arrivo, hanno svelato una profondità emotiva che va oltre la semplice gioia sportiva. “Ho sciato per Matteo Franzoso”, ha dichiarato con voce rotta dall’emozione, dedicando la vittoria al giovane compagno di squadra scomparso durante un allenamento estivo, in un passaggio che aggiunge un tassello di umanità struggente a una performance già di per sé tecnica e potentissima. “Ho sciato da paura”, ha poi ammesso con schiettezza, descrivendo quella condizione di grazia atletica e di perfetta sintonia con la pista che solo i grandi interpreti sanno raggiungere nei momenti decisivi.

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