Via libera della Camera alla legge sul consenso: "Senza è stupro"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'aula di Montecitorio ha approvato con duecentoventisette voti favorevoli e nessun contrario la proposta di legge che modifica, in maniera sostanziale, la disciplina penale in materia di violenza sessuale. Il provvedimento, che ora dovrà essere esaminato dal Senato per acquisire piena efficacia, introduce nel codice penale, specificamente all'articolo 609-bis, il principio cardine per il quale ogni rapporto sessuale avvenuto in assenza di un "consenso libero e attuale" costituisce stupro. Un passaggio legislativo, questo, che segna una svolta epocale nell'ordinamento italiano, allineandolo finalmente alle disposizioni della Convenzione di Istanbul, la quale da tempo impone agli Stati aderenti di riconoscere che l'assenza di consenso deve essere il fondamento della definizione di violenza sessuale.

Il contenuto della riforma

La modifica interviene sul nucleo stesso del delitto, spostando l'asse della condotta penalmente rilevante dalla vecchia nozione, che faceva perno sulla violenza e sulla minaccia, verso il nuovo e più moderno concetto della libera adesione della persona. Ne consegue che, secondo il dettato della nuova norma, la sussistenza del reato non sarà più subordinata esclusivamente alla dimostrazione della costrizione fisica o psicologica, bensì alla provata mancanza di un'assenza di volontà, espressa in modo chiaro e non equivoco, della parte offesa. Si tratta di una trasformazione di prospettiva giuridica di notevole portata, la quale, com'è ovvio, comporterà un ripensamento delle strategie processuali e delle modalità stesse di accertamento dei fatti in sede giudiziaria.

Il percorso politico e l'intesa bipartisan

L'iter che ha condotto all'approvazione del testo ha visto un inedito e rapido lavoro di mediazione politica, culminato in un accordo trasversale che ha unito forze di maggioranza e opposizione. L'intesa, favorita da un confronto diretto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, ha permesso di superare le divergenze iniziali e di giungere a una formulazione condivisa. In Commissione Giustizia, le relatrici dell'emendamento, rappresentanti di entrambi gli schieramenti, hanno così potuto lavorare di concerto per definire una proposta che raccogliesse il massimo consenso, come poi dimostrato dal voto unanime in Aula. Un risultato che ha suscitato soddisfazione in molti, tra cui la deputata trentina Sara Ferrari, la quale, in qualità di capogruppo del PD nella Commissione bicamerale di inchiesta sul femminicidio, ha seguito da vicino l'evoluzione della materia.

Le implicazioni per il futuro processo

L'introduzione del "consenso libero e attuale" come elemento costitutivo del reato porrà inevitabilmente nuove sfide all'apparato giudiziario, chiamato a valutare situazioni nelle quali la prova della mancanza di assenso dovrà essere desunta da una serie complessa di elementi contestuali e comportamentali. Ciò richiederà, da un lato, una sensibilità particolare nell'ascolto delle persone offese e, dall'altro, un'attenta valutazione di tutti gli indizi a disposizione, senza cadere in stereotipi o preconcetti. La riforma, del resto, non si limita a cambiare una definizione, ma impone una cultura nuova, che ponga la volontà dell'individuo al centro della sfera della sua autonomia sessuale, riconoscendone la piena inviolabilità anche in assenza di una resistenza fisica esplicita.

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