Cop29, l'Africa di nuovo messa con le spalle al muro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Frustrazione e avvilimento. Così si può riassumere la reazione dei negoziatori africani all'accordo firmato alla Conferenza delle Nazioni Unite per il clima Cop29, conclusasi la notte scorsa a Baku, in Azerbaigian. Ali Mohamed, inviato del presidente del Kenya William Ruto e portavoce del gruppo africano alla Conferenza, ha espresso con un laconico post su X che l'Africa esce a mani vuote, relativamente agli obiettivi per la mitigazione, l'adattamento e la gestione delle perdite e dei danni inflitti dalla crisi climatica. I finanziamenti promessi per il 2035 ai Paesi africani sono stati definiti "troppo pochi, troppo tardivi e troppo ambigui".

La Conferenza, tenutasi dall'11 al 22 novembre, ha prodotto risultati deludenti. Le ambizioni della COP29 erano parse insufficienti fin dal principio: ospitata in Azerbaijan, nazione che basa gran parte delle proprie sorti economiche sull'estrazione di petrolio e gas naturale, ha cercato un accordo sulla cifra che i Paesi sviluppati dovrebbero mettere a disposizione di quelli meno sviluppati, per difenderli dagli effetti della crisi climatica e per sostenerne la transizione energetica.

Jacopo Bencini, del think tank sul clima Italian Climate Network, ha dichiarato all'ANSA che l'Arabia Saudita, con l'aiuto della Russia, è riuscita a bloccare qualsiasi impegno ad accelerare la decarbonizzazione. "Da tutti i testi approvati dalla conferenza sono sparite le parole 'combustibili fossili'", ha spiegato l'esperto, sottolineando come l'Arabia Saudita abbia adottato una posizione particolarmente rigida quest'anno.

La COP29 ha evidenziato ancora una volta le difficoltà nel raggiungere un consenso globale su temi cruciali come la riduzione delle emissioni di anidride carbonica e la giustizia climatica

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