Lazio-Inter, la finale di Coppa Italia nel caos calendari: il derby romano rischia lo slittamento
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Redazione Sport
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La finale di Coppa Italia che metterà di fronte Lazio e Inter, in programma mercoledì 13 maggio alle 21.00 allo stadio Olimpico di Roma, si trova improvvisamente a dover fare i conti con una congestione di eventi sportivi senza precedenti nel corso della stessa settimana. I biancocelesti, almeno sulla carta, godrebbero del vantaggio del fattore campo trattandosi del proprio impianto; eppure, proprio la concomitanza con il Masters 1000 di tennis – gli Internazionali d’Italia che si disputano al limitrofo Foro Italico – potrebbe costringere gli organizzatori a rivedere la data dell’ultimo atto della coppa nazionale. La sovrapposizione di due manifestazioni di tale portata, in un’area della Capitale già di per sé complessa da gestire sotto il profilo logistico e della sicurezza, ha riaperto un vecchio nodo mai davvero risolto: quello della convivenza tra grandi eventi in calendari ormai intasati.
L’effetto domino degli Internazionali e la questione Olimpico
Sebbene la Lega Serie A abbia ufficializzato la data del 13 maggio 2026 per la finale, determinando “pro forma” la Lazio come società di casa in base all’articolo 3.8 del regolamento, i riflettori si stanno ora spostando sulla reale disponibilità dell’impianto e delle aree circostanti. Il derby della Capitale, va ricordato, non è una partita qualunque: richiede dispositivi di sicurezza straordinari, con transiti e prefettura che già pianificano con mesi di anticipo. Gli Internazionali, però, attirano ogni anno un flusso massiccio di pubblico internazionale e occupano per diversi giorni il Parco del Foro Italico, creando di fatto un cordone logistico che si interseca con i varchi di accesso allo stadio. Alcuni soggetti – si legge in una nota tecnica pubblicata online – avrebbero sollevato perplessità sulla fattibilità della doppia manifestazione in contemporanea, anche se nessuna decisione ufficiale è ancora stata presa.
La giostra delle coppe europee e il destino di chi resta fuori
A complicare ulteriormente il quadro, si aggiunge la distribuzione dei posti nelle competizioni Uefa per la stagione 2026-27: quattro squadre italiane andranno in Champions League, due in Europa League e una sola ai preliminari di Conference. L’Inter, che partecipa alla finale di Coppa Italia, ha già matematicamente staccato il pass per la massima competizione europea; gli altri tre posti in Champions, stando all’attuale classifica, sarebbero appannaggio di Milan, Napoli e Juventus. Per l’Europa League si qualificherebbero quinta e sesta classificata, dunque Como e Roma, mentre alla settima – l’Atalanta – resterebbe soltanto la Conference. La lunga mano del calendario, in questo senso, rischia di produrre effetti paradossali: la finalissima di Coppa Italia, slittando a data da destinarsi, potrebbe finire per comprimere ulteriormente i tempi di recupero tra impegni di campionato e coppe, con ripercussioni anche sulle strategie di turnover delle due finaliste.
Tra regolamenti e richieste di rinvio, la palla passa alla Lega
La Lega Serie A, dal canto suo, non ha ancora emesso alcun comunicato ufficiale circa un possibile spostamento della partita; si tratterebbe di una decisione ponderata, da prendere obbligatoriamente di concerto con la Federcalcio e con le autorità locali. Il precedente di altre finali giocate in contesti “affollati” insegna che, quando la sicurezza pubblica diventa un elemento critico, il rinvio viene valutato come soluzione meno peggiore. Lasciare tutto com’è significherebbe gestire due eventi di richiamo internazionale a poche centinaia di metri l’uno dall’altro, con le vie di accesso che finirebbero probabilmente intasate già dalle prime ore del pomeriggio. Chi scrive ha avuto modo di seguire situazioni analoghe in passato, e la sensazione è che gli organi competenti non lasceranno passare molte ore prima di sciogliere la riserva.




