Lazio-Inter, 0-3: una prova generale che sa di condanna in vista della finale di Coppa Italia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Hanno provato a riempire il vuoto lasciato sugli spalti dai trentamila posti vuoti – un silenzio assordante voluto dai sostenitori biancocelesti per protestare contro la gestione del presidente Lotito – ma sul prato dell’Olimpico, né la Lazio né i suoi duemila tifosi sparsi nel settore ospiti hanno potuto opporsi alla legge del più forte. Nel primo dei due atti che separano queste squadre dall’appuntamento decisivo di mercoledì 13 maggio, sempre nello stesso stadio, l’Inter neopladrona d’Italia ha inflitto un severo 3-0 agli uomini di Sarri, consegnando alla vigilia della finale di Coppa Italia un verdetto tanto impietoso quanto inequivocabile: servirebbe un miracolo per ribaltare il pronostico.

L’Inter cambia poco e colpisce subito, Sarri paga un turnover mal digerito

A quattro giorni dalla stracittadina che assegnerà il trofeo, entrambi i tecnici hanno concesso un parziale turnover, sebbene con esiti diametralmente opposti. Da una parte Cristian Chivu, che pur potendo ruotare la rosa forte dello scudetto già cucito sul petto, ha scelto di mantenere l’ossatura della squadra, schierando subito dal primo minuto la coppia pesante in attacco composta da Thuram e dal rientrante Lautaro Martinez. È stato proprio il capitano argentino, che necessitava di minutaggio dopo un problema muscolare, a firmare il verdetto anticipato: al sesto minuto, sugli sviluppi di una rimessa lunga di Bisseck, la sponda aerea di Thuram ha pescato il Toro in area, il quale con una girata al volo di destro ha infilato Motta senza troppe difficoltà.

Dall’altra parte, la Lazio di Maurizio Sarri si è presentata in campo spenta e passiva, soffrendo l’iniziativa dei campioni d’Italia praticamente in ogni zona del terreno. Il leggero turnover imposto dall’allenatore biancoceleste – che aveva dovuto fare a meno dell’infortunato Zaccagni – ha tolto quella fluidità di manovra necessaria per impensierire una retroguardia nerazzurra ben protetta da Acerbi. Ne è stata una conseguenza logica la seconda rete, arrivata al 39’, quando la combinazione in velocità tra Lautaro e Diouf ha spaccato in due la difesa di casa; l’assist del primo ha permesso a Petar Sucic di disegnare un mancino a giro dal limite dell’area, impossibile per il portiere avversario.

Romagnoli lascia i suoi in dieci, un rosso che fotografa la fragilità emotiva

La ripresa non ha fatto altro che peggiorare la situazione per i padroni di casa, cui la partita era già scivolata di mano da tempo. Paradossalmente, la Lazio ha mostrato i muscoli solo dopo essere rimasta in inferiorità numerica, quando ormai il danno era fatto. L’episodio chiave arriva al 59’: Alessio Romagnoli interviene con i tacchetti altissimi sulla gamba di Bonny, un intervento che inizialmente il direttore di gara Abisso considera da cartellino giallo. Richiamato però dalla sala Var per la revisione al monitor, l’arbitro non ha avuto dubbi nel trasformare la sanzione in un rosso diretto, lasciando i biancocelesti in dieci per la mezz’ora finale.

Proprio quando tutto sembrava perduto, la Lazio (sospinta dall’orgoglio e dalla spregiudicatezza dell’appena entrato Isaksen) ha sfiorato la rete che avrebbe potuto riaprire i giochi. Il neoentrato attaccante danese ha prima impegnato Josep Martinez in due interventi complicati, trovando poi la deviazione provvidenziale di Carlos Augusto sulla linea di porta, ma alla lunga la superiorità numerica ha avuto la meglio. L’Inter, infatti, ha continuato a giocare con la stessa fame di chi non ha ancora riempito la bacheca, e al 76’ ha trovato il terzo gol: la stoppata di petto di Bonny ha liberato Mkhitaryan, il quale con un finto sul diretto marcatore ha guadagnato lo spazio per un sinistro chirurgico sotto la traversa.

Le scelte di Chivu funzionano a meraviglia, per Sarri l’unica speranza è un’altra partita

Se la prova generale è questa, il pensiero corre immediatamente a mercoledì sera, quando le due compagini si ritroveranno faccia a faccia sul palcoscenico più importante. Il turnover operato da Chivu ha dato i frutti sperati: chi è subentrato ha fatto la differenza (Bonny ha fornito l’assist decisivo per il tris), mentre i reduci dal Titolo hanno mantenuto una concentrazione altissima, smentendo chi temeva un calo di tensione dopo la festa scudetto. L’unica nota stonata per i nerazzurri, semmai, è stata l’occasione divorata da Isaksen prima dell’espulsione, ma si è trattato di un fuoco di paglia in un mare di dominio nerazzurro.

Per la Lazio, al contrario, il quadro che emerge è desolante. Incapace di contenere la velocità delle ripartenze avversarie e apparsa confusa in fase di impostazione, la squadra di Sarri ha dimostrato di avere un divario tecnico e mentale – forse anche fisico – incolmabile rispetto ai campioni in carica. La notizia del doppio confronto ravvicinato giocato interamente all’Olimpico avrebbe dovuta rappresentare un fattore ambientale a favore dei padroni di casa; invece, tra lo sciopero del tifo organizzato e le maglie larghe della difesa, non c’è stato nemmeno il sostegno del pubblico a fare da scudo. L’Inter ha dominato la partita sotto ogni aspetto, dalla qualità alla quantità delle occasioni, lanciando un messaggio talmente chiaro che suona quasi come una sentenza anticipata: la Coppa Italia, salvo cataclismi, ha già trovato la sua destinazione.

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